MODIFICATE IN ITALIA LE NORME SUL DISTACCO DEI LAVORATORI NELL’AMBITO DI UNA PRESTAZIONE DI SERVIZI

agosto 12, 2016

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21.7.2016 il Decreto Legislativo n. 136/2016, in: “Attuazione della direttiva 2014/67/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, concernente l’applicazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi e recante modifica del regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno («regolamento IMI»)”.

Detta norma è importante in quanto molte imprese della Romania adottano l’istituto del distacco dei lavoratori in Italia.
Per “lavoratore distaccato” si intende il lavoratore abitualmente occupato in un altro stato membro che , per un periodo limitato, predeterminato o predeterminabile con riferimento ad un evento futuro e certo, svolge il proprio lavoro in Italia.

I soggetti interessati dal presente decreto sono:
1) le imprese stabilite in un altro Stato membro che, nell’ambito di una prestazione di servizi, distaccano in Italia uno o più lavoratori in favore di un’altra impresa, anche appartenente allo stesso gruppo, o di un’altra unità produttiva o di un altro destinatario, a condizione che durante il periodo del distacco, continui a esistere un rapporto di lavoro con il lavoratore distaccato.
2) Le agenzie di somministrazione di lavoro stabilite in un altro Stato membro che distaccano lavoratori presso un’impresa utilizzatrice avente la propria sede o un’unità produttiva in Italia.

Il Decreto mira a contrastare il fenomeno del distacco abusivo individuando i distacchi reali da quelli non genuini.
Vengono individuati puntuali criteri volti ad accertare l’autenticità del distacco e la reale ed effettiva consistenza dell’azienda che distacca (es.: il numero dei contratti eseguiti, l’ammontare del fatturato, ecc.).

In particolare all’articolo 3 si prevedono elementi di accertamento quali:
a) il luogo in cui l’impresa ha la propria sede legale e amministrativa, i propri uffici, reparti o unità produttive;
b) il luogo in cui l’impresa è registrata alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura o, ove sia richiesto in ragione dell’attività svolta, ad un albo professionale;
c) il luogo in cui i lavoratori sono assunti e quello da cui sono distaccati;
d) la disciplina applicabile ai contratti conclusi dall’impresa distaccante con i suoi clienti e con i suoi lavoratori;
e) il luogo in cui l’impresa esercita la propria attività economica principale e in cui risulta occupato il suo personale amministrativo;
f) il numero dei contratti eseguiti o l’ammontare del fatturato realizzato dall’impresa nello Stato membro di stabilimento, tenendo conto della specificita’ delle piccole e medie imprese e di quelle di nuova costituzione;
g) ogni altro elemento utile alla valutazione complessiva.

Al fine di accertare se il lavoratore è distaccato si valutano i seguenti elementi:
a) il contenuto, la natura e le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa e la retribuzione del lavoratore;
b) la circostanza che il lavoratore eserciti abitualmente la propria attività nello Stato membro da cui è stato distaccato;
c) la temporaneità dell’attività lavorativa svolta in Italia;
d) la data di inizio del distacco; e) la circostanza che il lavoratore sia tornato o si preveda che torni a prestare la sua attivita’ nello Stato membro da cui e’ stato distaccato;
f) la circostanza che il datore di lavoro che distacca il lavoratore provveda alle spese di viaggio, vitto o alloggio e le modalita’ di pagamento o rimborso;
g) eventuali periodi precedenti in cui la medesima attivita’ e’ stata svolta dallo stesso o da un altro lavoratore distaccato;
h) l’esistenza del certificato relativo alla legislazione di sicurezza sociale applicabile;
i) ogni altro elemento utile alla valutazione complessiva.

Se si accerta che il distacco non è autentico , si prevedono sanzioni pecuniarie (max. € 50.000) ed il lavoratore si considera alle dipendenze dell’utilizzatore (art. 3). Nel caso di distacco, vige comunque la responsabilità solidale dell’utilizzatore in caso di inadempimento degli obblighi retributivi e contributivi da parte del distaccante, anche in caso di somministrazione transnazionale.

Quali obblighi amministrativi si prevede che:
1) l’impresa che distacca lavoratori in Italia deve comunicare al Ministero del Lavoro, 24 ore prima l’inizio del distacco, una serie di informazioni (dati identificativi del distaccante, numero e generalità lavoratori distaccati, data inizio, fine e durata distacco, luogo svolgimento servizi, dati soggetto distaccatario, tipologia servizi, numero di autorizzazione, dati del referente in Italia). In caso di omissione, sanzione fino a € 500 per ogni lavoratore.
2) l’impresa distaccante in costanza di rapporto e fino a due anni dalla fine del distacco, conservi, predisponendone copia in italiano del contratto di lavoro, della busta paga, della documentazione attestante il pagamento della retribuzione, ecc. In caso di omissione, sanzioni fino a € 3.000 per ogni lavoratore.
3) l’impresa distaccante nomini un referente in Italia, incaricato di inviare e ricevere i documenti (in difetto si considera l’utilizzatore) e di trattare con le parti sociali per la contrattazione di secondo livello. In caso di omissione, sanzione fino a € 6.000.

Reconta Management Group srl

LA FORMA SEMPLIFICATA DEL MODULO 088

agosto 2, 2016

A partire dal 1 agosto 2016 entrerà in vigore la forma semplificata del modulo 088.
Nella Gazzetta Ufficiale n. 533 del 15 luglio 2016 è stato pubblicato l’Ordine ANAF 2048/2016 che riguarda l’approvazione del modulo (088) “Dichiarazione sulla propria responsabilità per valutare l’intenzione e la capacità di svolgere attività economiche nel campo dell’IVA”.
Così, a partire dal 1 agosto 2016, ci sarà un modulo 088 semplificato, con meno domande e meno documenti che accompagneranno la dichiarazione.

I documenti che accompagneranno la dichiarazione 088, a partire dal 1 Agosto, saranno:

Tutti quelli necessari per giustificare il tipo di attività svolta fuori dalla sede legale / professionale e sedi secondarie;
– Tutti quelli atti a dimostrare il tipo di visto e lo scopo del soggiorno in Romania degli amministratori cittadini extracomunitari (non-UE);
– Il contratto di prestazione di servizi stipulato dal contribuente con il fornitore di servizi contabili;
– Il contratto di prestazione di servizi stipulato dal contribuente con il fornitore di servizi nel campo della fornitura di personale qualificato
.

I documenti non che si devono più allegare alla dichiarazione 088 sono i seguenti:

l’atto che riguarda la sede sociale;
– l’atto che riguarda la sede secondaria;
– l’atto che riguarda il domicilio fiscale;
– I contratti di lavoro;
– I documenti dei redditi degli amministratori / soci per gli ultimi 12 mesi;
– Gli estratti conto;
– I diplomi degli amministratori / soci.

Le nuove richieste da inserire nella dichiarazione 088 semplificata, sono:

– Specificare se si possiedono i beni necessari per svolgere l’oggetto principale di attività;
– Indicare se si faranno o se si intende fare nei successivi 12 mesi operazioni intracomunitarie e / o acquisizioni di beni / servizi e / o consegne di beni / prestazioni di servizi al di fuori dell’UE;
– Redigere una breve presentazione della propria attività economica o di quella che si intenderà svolgere, indicando i principali clienti / fornitori.

Le semplificazioni più importanti saranno:

I redditi degli amministratori/soci saranno a categorie generiche senza specificare gli importi;Sarà più facile dichiarare le situazioni di insolvenza;
– Non saranno più richieste le informazioni personali sui soci e gli amministratori che hanno avuto questo carico negli ultimi cinque anni in aziende con debiti verso lo Stato;
– Non saranno più necessarie le informazioni personali sugli atti che riguardano la violazione del casellario fiscale dei soci ed amministratori;
– Si elimina la necessità di nominare tre persone per fornire informazioni sugli amministratori del contribuente;
– Si elimina la necessità di specificare gli indicatori dei conti economici realizzati dei soci e degli amministratori;
– Non vengono più richieste le informazioni sulla qualità di socio e/o amministratore in altre aziende, negli ultimi cinque anni.

Un altro cambiamento importante riguarda il fatto che si rinuncia al modulo 088 quando una società cambia la sua sede legale o gli amministratori e / o soci.

In accordo con l’OPANAF nr. 2.048/2016, per le aziende che sono già registrate nel campo del’IVA, il modulo 088 è richiesto dall’autorità fiscale competente solo nel caso in cui l’azienda rappresenti un rischio fiscale, a seguito della selezione effettuata automaticamente attraverso applicazione software sviluppata centralmente, nella base dei criteri stabiliti dall’organo fiscale per questo scopo.

Reconta Management Group srl

COMUNICATO STAMPA GIUGNO 2016 (*)

giugno 21, 2016

a cura di Claudio Pucci

In Italia pressione fiscale al 43,8% del pil, in Germania al 39,6%, in Gran Bretagna al 34,8% e negli Stati Uniti al 26,4%. Ma il giro di vite fiscale e le casse statali gonfie non hanno contenuto l’allargamento del buco nel bilancio dello Stato. Lo studio dell’associazione sul confronto internazionale tra tributi versati dai contribuenti e conti pubblici. Il Vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci: “Le tasse extralarge sono il principale ostacolo alla crescita economica. Bene il governo con la cancellazione dell’Irap sul costo lavoro, ma non basta“. Nei prossimi giorni un documento al governo con le proposte per le pmi: via l’Irap e via gli studi di settore, flat tax. Meno tasse sulle persone fisiche con due sole aliquote al 25% e al 37% (e no tax area fino a 10mila euro).

Più tasse e più soldi nelle casse statali che non si sono tradotti, per l’Italia, in un miglioramento dei conti pubblici. Negli ultimi 10 anni, i contribuenti del nostro Paese hanno visto crescere enormemente il peso delle tasse senza riscontrare un andamento virtuoso delle finanze pubbliche: la pressione fiscale era al 39,1% del prodotto interno lordo nel 2005 ed è progressivamente salita fino ad attestarsi al 43,5% nel 2015; e contemporaneamente sono aumenti gli incassi per lo Stato, passati dal 42,5% del pil al 47,6%; un incremento di balzelli ed entrate a cui non ha fatto seguito un contenimento del debito, schizzato al 132,7% del pil nel 2015 rispetto al 101,9% del 2005. Impietoso il confronto con altri paesi: in Germania la pressione fiscale è passata dal 38,4% al 39,6% del pil, il debito pubblico dal 66,9% al 71,2%; nella media dell’area euro il peso delle tasse è passato dal 39,4% al 41,%; il debito degli Stati dal 62,1% all’83,3%; in Gran Bretagna, il fisco è salito dal 35,7% al 34,8% e il “rosso” nei conti dello Stato dal 41,5% all’89,2%; negli Stati Uniti, il prelievo fiscale è rimasto sostanzialmente invariato, dal 26,3% al 26,4% con il debito salito dal 66,9% al 113,6% del pil Usa.

E’ quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui in Italia si registra il livello più alto sia per le imposte sui consumi (Iva), con un’aliquota massima al 22%; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un’aliquota massima al 48,9%; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un’aliquota massima al 31,4%.

Secondo lo studio di Unimpresa “Pressione fiscale e conti pubblici nel confronto internazionale”, che contiene elaborazioni di dati della Banca d’Italia, in Italia il giro di vite fiscale e le casse statali gonfie non hanno contenuto l’allargamento del buco nel bilancio dello Stato. Nel 2005 la pressione fiscale era al 39,1%: da quel momento la corsa all’insù non si è mai fermata con il picco massimo al 43,6% raggiunto nel triennio 2012-2013-2014; lo scorso anno una lieve flessione al 43,5%. Una analoga impennata è quelle registrata sul versante delle entrate che 10 anni fa erano al 42,5% del pil e nel 2014 hanno raggiunto il livello più alto al 47,7% per poi ridursi dello 0,1% al 47,6% nel 2015.

L’anno scorso, invece, è stato toccato il record del periodo sotto esame sul versante del rapporto tra debito e pil: 132,7%; nel 2005 la percentuale si attestava al 101,9% ed è poi scesa solo nel 2007, quando si è fermata al 99,9%. Un livello altamente superiore alla media registrata in Europa (sia nell’area euro sia tra i paesi che non adottano la moneta unica) e anche negli Stati Uniti d’America. Nella media dell’area euro (esclusa l’Italia) il rapporto tra debito e pil si è attestato all’83,3% nel 2015, quando la pressione fiscale era al 41% e le entrate pubbliche al 46,3%; nel 2005, il rapporto tra debito e pil era ad appena il 62,1%, il prelievo tributario al 39,4% e gli incassi statali al 44,3%. Impietoso il paragone con i paesi anglosassoni; in Gran Bretagna, lo scorso anno il peso delle tasse era al 34,8%, le entrate al 38,8% e il debito all’89,2%; negli Usa, 26,4% di tasse (2014), 33,1% di entrate (2014) e 111,7% di debito (2015). Anche limitando l’analisi ai paesi dell’area euro e più vicini, il confronto vede l’Italia in cima alla classifica per il maggior peso tributario: in Germania lo scorso anno le tasse erano al 39,6% del pil, le entrate al 44,6% e il debito al 71,2%; solo la Francia è più vicina ai nostri valori: il prelievo fiscale dei contribuenti transalpini si attesta al 47,8% (più alto dell’Italia) e le entrate al 53,2%, ma l’aggravio tiene il debito al 95,8% del pil.

PUCCI: “TASSE EXTRALARGE PRINCIPALE OSTACOLO ALLA CRESCITA ECONOMICA”

La pressione fiscale è il principale ostacolo alla crescita economica del nostro Paese” commenta il Vicepresidente di Unimpresa con delega al fisco e ai bilanci, Claudio Pucci. “Un primo passo è stato attuato con le modifiche introdotte dal governo attualmente in carica – spiega Pucci – che ha abolito l’Irap sul costo del lavoro. Tuttavia, continua a permanere l’incidenza di una imposta che non ha nessuna ragione di esistere, se non quella di fare cassa“. Il Vicepresidente di Unimpresa spiega, poi, che “tra i problemi e limiti delle imprese italiane c’è quello dell’internazionalizzazione, che non vuol dire semplicemente delocalizzare la produzione. Il nostro sistema fiscale ha introdotto una serie di normative antielusione che rappresentano un serio ostacolo per l’imprenditore creando anche qui una distorsione rispetto alle grandi imprese che sono strutturate per far fronte alle presunzioni di tali strumenti di accertamento, magari sfruttando le norme relative alla exit tax, all’ estorsione e al transfer price”.

IVA, IRPEF E IRES: IN ITALIA E’ RECORD DI BALZELLI
Secondo il rapporto di Unimpresa, in Italia si registra il livello più alto per tutte le categorie dei prelievi fiscali principali: nel nostro Paese è record sia per le imposte sui consumi (Iva) con una aliquota massima del 22% da confrontare col 21,4% della media dell’Unione europea e col 20,8% della media dell’area euro; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un’aliquota al 48,9% da paragonare al 39,3% della media Ue e col 42,1% della media dell’area euro; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un’aliquota al 31,4% più alta del 22,8% della media dell’Unione europea e del 24,6% della media dell’area euro.

DOCUMENTO AL GOVERNO: UN PIANO IN 6 PUNTI PER RIFORMARE IL FISCO
Nelle prossime settimane Unimpresa invierà un’ articolata proposta in materia fiscale a governo e Parlamento. Il progetto elaborato dall’associazione si divide in sei punti: abolizione dell’Irap; cancellazione degli studi di settore; introduzione di una flat tax per le micro, piccole e medie imprese; diminuzione del carico tributario sui redditi personali con la previsione di due sole aliquote (25% e 37% oltre a una no tax area fino a 10mila euro); tassazione delle rendite finanziarie con prelievo al 20% sui capital gain e al 12,5% sui titoli di Stato; eliminazione delle norme relative alle attività estere della piccola impresa.

(*) Testo-intervento di Claudio Pucci ripreso nel comunicato stampa Unimpresa.

Il link che segue rimanda alle testate e media che hanno riportato l’intervento.

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http://www.milanofinanza.it/news/italia-unimpresa-tasse-piu-alte-d-europa-201606131143307113

http://www.metronews.it/16/06/12/italiani-tartassati-ma-deficit-si-aggrava.html

http://www.iltempo.it/adn-kronos/2016/06/12/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa-2-1.1548965

http://www.sassarinotizie.com/24ore-articolo-371978-crisi_unimpresa_su_tasse_e_debito_italia_supera_europa_e_usa_2.aspx

https://it.finance.yahoo.com/notizie/unimpresa-su-tasse-e-debito-pubblico-italia-supera-112218775.html

https://it.finance.yahoo.com/notizie/unimpresa-su-tasse-e-debito-pubblico-italia-supera-112019460.html
https://it.finance.yahoo.com/notizie/leva-3-decadenza-tasse-11-110000053.html

http://247.libero.it/rfocus/26328825/1/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa-2/

http://www.cataniaoggi.it/2016/06/12/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa-2/
http://www.impresacity.it/economia/7173/unimpresa-apre-sede-a-dubai-eau-nuovo-canale-per-le-pmi-italiane.html

https://www.giornaledellepmi.it/unimpresa-su-tasse-e-debito-pubblico-litalia-supera-europa-e-usa/
http://www.focus.it/adn-kronos/ultima-ora/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa

http://www.ilmeteo.it/notizie/italia/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa–500406

http://www.makemefeed.com/2016/06/12/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa-1989384.html

http://italy.s5.webdigital.hu/notizie/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa

http://www.tradingroomroma.it/?s=unimpresa
http://www.ilgiornaleditalia.org/news/economia/878167/Tasse-e-debito–Italia-peggio.html

http://www.teleborsa.it/News/2016/06/13/tasse-e-debito-pubblico-l-italia-supera-europa-e-usa-107.html#.V2fKBulf2Uk

http://www.trend-online.com/risparmio/la-leva-3-della-decadenza-130616/

http://www.controinformo.info/controinformo/2016/06/13/tasse-debito-pubblico-litalia/2499
http://www.gruppopdl-berlusconipresidente.it/?p=38080

FONDI STRUTTURALI 2014-2020

maggio 9, 2016

Per il periodo 2014-2020 la Comunità Europea ha approvato nove documenti programmatici settoriali che riguardano l’erogazione di “Fondi Infrastrutturali“.

In allegato illustriamo i primi tre programmi già emanati che riguardano le aziende private.

In appendice vengono riepilogati tutti i codici CAEN per le attività funzionali.

I nostri uffici sono a disposizione per fornire ed assistere nella richiesta dei fondi comunitari.

Reconta Management Group srl
FONDI-EUROPEI_ROMANIA

PASTE FERICIT/AUGURI DI BUONA PASQUA

aprile 29, 2016

PASQUA ROMANIA2

CLAUDIO PUCCI: INCARICO NAZIONALE

aprile 21, 2016

Foto-firma-modificata-x-sito

Gentilissimi,
ci permettiamo di inviare una news che riguarda la nostra Società.

Claudio Pucci, nostro partner, ha ricevuto un incarico prestigioso all’interno di Unimpresa, associazione di categoria che in Italia è inserita tra le “maggiormente rappresentative” a livello nazionale.

Da anni Unimpresa sta al fianco delle piccole e medie imprese italiane, sostenendole nei processi di internazionalizzazione, crescita e sviluppo mediante le vari sedi sparse su tutto il territorio nazionale ed all’estero.

Gli ambiti di intervento dell’organizzazione spaziano dalla sicurezza sul lavoro, all’energia, all’ambiente sino alle politiche fiscali.

Le aziende associate sono circa 123 mila e 871 mila i dipendenti di queste.

Molte sono le associazioni aderenti all’organizzazione come: l’Unione delle Camere degli Esperti Europei, Assocert e Mo.da.vi. che di concerto si impegnano ed adoperano per sostenere le imprese.

Lo scorso 7 aprile, si è tenuta a Castellammare di Stabia (Napoli) l’Assemblea Generale annuale dell’Organizzazione durante la quale sono stati rinnovati tutti gli organi associativi nazionali.

La nuova compagine dirigenziale, oltre alla nomina di una donna, Laura Mazza, come Segretario Generale, ha visto assegnare anche le cariche nel comitato di presidenza.

A tal proposito, siamo lieti comunicarle la nomina di Claudio Pucci, a Vicepresidente nazionale, con delega al fisco ed ai bilanci, chiamato a mettere a disposizione dell’associazione la sua esperienza professionale.

Chi ha avuto la fortuna di acquisire professionalità, di qualunque tipo, nel corso della sua vita lavorativa, è questo il momento per metterla a disposizione delle imprese che, oggi come mai, soffrono il perdurare di una crisi senza fine”. Questo è quanto dichiarato da Claudio nel suo discorso di insediamento.

Certi che il cammino intrapreso dall’Organizzazione rappresenti un cambiamento significativo volto a supportare sempre più con maggiore impegno e vigore le piccole e medie imprese italiane appartenenti ai settori più disparati auspichiamo che la partecipazione e l’adesione di Claudio a tale percorso possa essere positiva anche per tutta la nostra clientela.

R.M.G. è diventata anche sede di riferimento di Unimpresa in Romania.

Certi di aver fatto cosa gradita cogliamo l’occasione per porgerle i nostri più cari saluti.


Reconta Management Group

Il Codice Fiscale 2016 – Alcune misure di rilassamento fiscale: Sintesi

marzo 15, 2016

Con l’Ordinanza del Governo n. 50/2015, entrata in vigore il 01 Gennaio 2016, sono state apportate, al Codice Fiscale, alcune importanti modifiche.

RIDUZIONE ALIQUOTA TASSAZIONE DIVIDENDI
Una di queste modifiche consiste nella decisione di ridurre l’aliquota fiscale dal 16% al 5%, applicabile ai dividendi distribuiti alle persone residenti, fisiche e giuridiche, ed ai dividendi ottenuti in Romania da non residenti, a partire dal 1 gennaio 2016 e non dal 2017, come inizialmente previsto.
La misura ha lo scopo di aumentare gli investimenti e di promuovere lo sviluppo delle società holding, incoraggiare la conservazione del capitale
rumeno nel paese, la ristrutturazione delle imprese per adeguarsi alle esigenze del contesto economico e finanziario, nazionale ed europeo, sempre in continua evoluzione
.

La riduzione dell’imposta sui dividendi è considerata dai piccoli e medi imprenditori la misura più audace di rilassamento fiscale, oltre alla riduzione dell’IVA che dal 24 % è passata al 20 %.
Nel 2016, l’imposta sui dividendi pagata da una società residente sarà pari al 5%. L’imposta sarà trattenuta alla data di pagamento dei dividendi e si dovrà dichiarare e pagare alla finanza entro il giorno 25 del mese successivo.

Se una società residente paga dividendi ad un’altra società residente, si applica l’esenzione dell’imposta se alla data del pagamento la società che riceve i dividendi possiede più del 10% del capitale sociale del pagatore di dividendi per un periodo superiore ad un anno, ed è una società che paga imposta sul profitto. Oltre questo, i dividendi ricevuti sono redditi non imponibili al calcolo dell’ imposta sul profitto. Questa misura è una di quelle che stimolano lo sviluppo delle società holding, società protagoniste nelle economie sviluppate.

Per quanto riguarda i pagamenti dei dividendi verso le imprese residenti in altri Stati membri dell’UE, si applicano le disposizioni delle direttive comunitarie secondo le quali i pagamenti sono esenti da imposta in Romania se il beneficiario del dividendo possiede più del 10 % del capitale sociale della società che paga i dividendi, per un periodo superiore ad un anno, ed è una società che paga imposta sul profitto.

AMPLIAMENTO AGEVOLAZIONI PER MICRO IMPRESE
Un’altra modifica del Codice fiscale in vigore a partire dal 01.01.2016 riguarda la tassazione delle microimprese:
1. Si innalza il limite entro il quale le società possono rientare nella categoria “microimpresa”: da 65.000 euro a 100.000 euro di fatturato per l’anno fiscale.
2. Introduce un sistema di aliquote differenziate per la tassazione del reddito che dipende del numero dei dipendenti.L’imposta sul reddito delle microimprese nel 2016 sarà calcolata come segue:
1% per le microimprese che hanno minimo due dipendenti;
– 2% per le microimprese che hanno un dipendente;
– 3% per le microimprese senza dipendenti.

Con questa modifica della tassazione il Governo spera di incoraggiare la creazione di nuovi posti di lavoro e di bilanciare il carico fiscale tra le microimprese con e senza dipendenti

Reconta Management Group

Auguri di Natale-Salutări de Crăciun

dicembre 23, 2015

biglietto d'auguri 2 rifatto

Un nuovo obbligo per le imprese nel 2016: il dossier di transfer pricing

dicembre 17, 2015

Con partenza dal 2016, i contribuenti che effettuano operazioni con le parti affiliate saranno obbligati a preparare e a presentare il dossier dei prezzi di trasferimento, quando hanno raggiunto o superato il limite di operazioni fissato dalla legge.

“Per rispettare il principio del valore di mercato, il contribuente che effettua transazioni con le parti affiliate ha l’obbligo di preparare il dossier di transfer pricing. Alla richiesta dell’autorità fiscale il contribuente è tenuto a presentare la documentazione dei prezzi di trasferimento. La quantità di operazioni per le quali il contribuente ha l’obbligo di preparare il dossier di transfer pricing, le scadenze, il contenuto del dossier e le condizioni in cui viene richiesto dalla finanza saranno approvate con decreto del Presidente ANAF ” e menzionate all` art. 108 alin. (2) del nuovo codice di procedura fiscale.

Attualmente, secondo le norme contenute nel Codice di procedura fiscale ancora in vigore, le aziende non sono obbligate a preparare e tenere un dossier di transfer pricing, lo devono preparare solo se e’ sollecitato dalla squadra d’ispezione fiscale che dà, in molti casi, un termine di tre mesi per la presentazione del dossier, il periodo massimo previsto dalla legge.

La situazione cambierà a partire dal primo giorno del 2016, quando le nuove disposizioni entreranno in vigore. Queste stabiliscono l’obbligo di preparare i file di documentazione sui prezzi di trasferimento separatamente dall’obbligo di presentazione degli stessi alla finanza.

Il dossier con la documentazione dei prezzi di trasferimento è un obbligo imposto agli enti, persone fisiche o giuridiche che entrano in rapporti commerciali e finanziari con soggetti diversi, persone fisiche o giuridiche affiliate. Le leggi di ogni stato stabiliscono la propria disciplina per le persone affiliate.
Il rapporto di affiliazione tra le persone giuridiche / fisiche da una parte, e le persone giuridiche, dall’altra parte, è giudicato partendo da una partecipazione minima al capitale sociale/ diritti di voto o di controllo sui soggetti giuridici pari al 25% .

Nella pratica, a proposito di verifiche fiscali, tutti i rapporti di affiliazione di cui sopra danno all’autorità fiscale il diritto di richiedere la documentazione dei prezzi di trasferimento.
Il concetto di operazioni di transfer pricing si applica sia per le transazioni con i residenti romeni, sia per le operazioni con non residenti.Secondo questo concetto, due entità affiliate hanno l’obbligo continuo di fissare per le loro transazioni dei prezzi che riflettano quelli di mercato.
Secondo il parere degli esperti, il metodo migliore per stabilire dei valori di mercato accettabili dagli ispettori consiste nel procedere solo dopo un’attenta analisi dell’attività.

Il file con la documentazione dei prezzi di trasferimento, oltre che essere obbligatorio, rappresenta il documento con cui l’azienda giustifica il controllo fiscale e la scelta del prezzo per una determinata operazione. Questo può essere dunque visto come uno strumento per la gestione efficace dei flussi finanziari.

Inoltre, visto che la verifica dei prezzi di trasferimento deve essere continua, appare necessario aggiornare i file ad essi relativi a intervalli annuali.
La presentazione di un file incompleto è equivalente alla mancanza del dossier di transfer pricing e la multa e’ compresa tra i 12.000 e i 14.000 lei.

Sotto presentiamo il contenuto che deve avere il file riportante la documentazione dei prezzi di trasferimento, secondo l’attuale codice di procedura fiscale e l`ordine della finanza nr. 222/2008:

A. Informazioni sul gruppo:
• la struttura organizzativa del gruppo, legale e operativa, comprese le partecipazioni, la storia e i dati finanziari;
• la descrizione generale delle attività del Gruppo, la strategia aziendale, compresi i cambiamenti di strategia aziendale rispetto al precedente esercizio;
• se del caso, la descrizione e l`implementazione della metodologia dei prezzi di trasferimento del gruppo;
• la presentazione generale delle operazioni tra parti affiliate dell’ Unione Europea su: le transazioni, le fatturazioni e i prezzi;
• la descrizione generale delle funzioni e dei rischi delle persone affiliate, compresi i cambiamenti rispetto all’anno precedente;
• i titolari dei beni immateriali del gruppo (brevetti, nome, know-how, ecc) e le royalties pagate o ricevute;
• la presentazione di accordi preliminari sui prezzi stipulati dal contribuente o da altre società del gruppo, ad eccezione di quelli emessi da parte dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione fiscale.

B. Informazioni sui contribuenti:
• la presentazione dettagliata delle operazioni con le parti affiliate: sulle transazioni, sulla fatturazione e sui prezzi;
• la presentazione dell’analisi comparativa relativa a: le caratteristiche dei beni o dei servizi, l`analisi funzionale (funzioni, rischi, risorse utilizzate, ecc), le condizioni contrattuali, le condizioni economiche, le strategie di business e le informazioni specifiche sulle operazioni comparabili esterne o interne;
• la presentazione delle persone affiliate e delle loro stabili organizzazioni coinvolte in queste transazioni o accordi;
• il metodo di calcolo del prezzo di trasferimento e il ragionamento dei criteri di selezione (solo nel caso in cui non vengano utilizzati metodi tradizionali per la determinazione dei prezzi di trasferimento);
• la descrizione delle altre condizioni considerate rilevanti per il contribuente.

Molto importante è la giustificazione, nei confronti delle autorità fiscali, sulla sostanza economica delle operazioni con le parti affiliate, di modo che non siano considerate come operazioni artificiali. Le zone più sensibili, secondo gli esperti riguardano i servizi: amministrativi, di consulenza, di management, di marketing e di risorse umane.
Nel caso di controllo da parte della finanza, prima di verificare la correttezza della compilazione del file di transfer pricing, sarà controllata la realtà delle transazioni, se le stesse sono connesse con l’attività dell’azienda, se può essere provata la loro necessità. Se non si soddisfano queste condizioni, qualsiasi analisi sui prezzi praticati sarà inutile e le operazioni non saranno prese in considerazione per il calcolo delle imposte e delle tasse.

Reconta management Group

Un nuovo regime fiscale per le micro imprese da gennaio 2016

novembre 3, 2015

Il nuovo regime fiscale, che entrerà in vigore a partire dal 1 gennaio 2016, è stato promulgato dal Presidente della Romania.
Le nuove disposizioni stabiliscono che le microimprese che soddisfano alcuni requisiti pagherano come imposta sul reddito, nei primi due anni di esistenza, l’1%.

A partire dal prossimo anno, nella normativa fiscale viene introdotta una tassa differenziata del 1% sui redditi, (invece del 3%), che sarà applicata alle microimprese di nuova costituzione che rispondano ad alcuni requisiti. L’imposta sul reddito delle altre micro imprese resterà il 3%.

Quelle che sarano costituite a partire dal 1 Gennaio 2016 potranno beneficiare di un regime fiscale più basso, di un imposta del 1% sui redditi nei primi 24 mesi , se saranno soddisfatti i seguenti requisiti:

• l’occupazione di almeno un dipendente;
• istituite per un periodo di almeno 4 anni (48 mesi);
• i soci non devono aver avuto partecipazioni in altre società;
• l’aliquota dell’1 % si applica fino alla fine del trimestre che finisce il periodo di 24 mesi.

Secondo l’atto normativo, per poter beneficiare delle disposizioni le micro-imprese, per i primi quattro anni dalla costituzione, non devono essere state soggette a:

• liquidazione volontaria con decisione dell’Assemblea Generale, secondo la legge;
• scioglimento senza liquidazione, secondo la legge;
• inattività temporanea;
• svolgimento di attività presso la sede sociale / sedi secondarie, secondo la legge;
• aumento di capitale sociale fatto da nuovi azionisti / soci;
• cessione, cambio o vendita delle parti sociali.

Tale tipologia di impresa deve assumere almeno un dipendente entro 60 giorni dalla registrazione della società per poter pagare l’ 1% di tasse.
Attualmente versano una tassa del 3% sui redditi indipendentemente dal numero dei dipendenti che hanno.

Se in un anno fiscale una micro impresa ottiene ricavi superiori a € 65.000 o ricavi da servizi di consulenza che superano il 20% del totale dei redditi, pagherà un imposta sul profitto pari al 16%. Il calcolo ed il pagamento sul profitto cominciano con il trimestre in cui i limiti sopra esposti sono stati superati.

Reconta Management Group srl

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