L’ATTIVAZIONE DELL’OGGETTO DI ATTIVITÀ AI SENSI DELLA LEGGE N. 182/2016

febbraio 18, 2019

Il 17 gennaio 2019 è scaduto il periodo di due anni concesso alle Persone fisiche autorizzate (PFA) e alle Imprese Individuali (II) per richiedere all’ufficio del Registro del Commercio di competenza di registrare le informazioni relative al codice di attività, così come previsto a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 182/2016 che ha reso attuativo il decreto governativo d’urgenza 44/2008 in riferimento alle attività economiche di Persone fisiche autorizzate, imprese individuali e imprese familiari.
La modifica delle informazioni riguardanti il codice di attività e l’emissione dei nuovi certificati di registrazione viene effettuata a titolo gratuito su richiesta al relativo ufficio del commercio competente.
Secondo quanto previsto dall’art. II par. (6) della legge n. 182/2016, il Registro del Commercio cancella d’ufficio, entro 60 giorni dalla data del 17 gennaio 2019, i liberi professionisti e le imprese individuali il cui numero di codici di attività previsti dal elenco CAEN (ATECO) incluso nell’oggetto dell’attività è più alto di quello imposto dall’atto normativo sopra menzionato.
Il termine di 60 giorni sopra indicato è fissato al 18 marzo 2019.
Per vedere la situazione delle Persone fisiche autorizzate e delle imprese individuali che non abbiano assolto l’obbligo di modificare l’oggetto di attività alla data del 23.01.2019 basta visitare il sito:

https://www.onrc.ro/index.php/ro/legea-182-2016-23-01-2019

RECONTA MANAGEMENT GROUP AL CONNEXT DI MILANO

febbraio 11, 2019

Fare rete per consolidare i rapporti fra le imprese italiane ed estere, crescere insieme e diffondersi in un’ottica di sviluppo sostenibile.
Questo è Connext, il grande evento di Confindustria che si è svolto il 7 e 8 febbraio a Milano.
Fra i protagonisti dell’evento c’eravamo anche noi.
La nostra mission è perfettamente in linea con l’obiettivo Connext di Confindustria, ossia sviluppare il potenziale delle aziende mantenendole connesse in ottica internazionale: il progetto infatti continuerà con il market place, la piattaforma virtuale dove le imprese, grandi e piccole, potranno restare in rete per scambiarsi progetti, conoscenze ed esperienze.

Per due giorni ealtà imprenditoriali italiane e straniere si sono ritrovate al Mi.Co, Milano Congressi, insieme al presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, al presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi, Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, e Giuseppe Sala, sindaco di Milano, con le aziende che sono state le vere protagoniste raggiungendo numeri da record con oltre 2mila iscritti. Oltre a fare da piazza per gli incontri, Connext è servito anche a fare scuola con vari seminari dedicati a chi fa impresa: uno dedicato allo sviluppo delle competenze manageriali, dai bandi Ue e regionali ai voucher per gli innovation manager; un altro a casi di successi di aziende cresciute grazie ai manager.

Insomma, nel complesso è stata una manifestazione apprezzata dai partecipanti che senza dubbio verrà replicata ogni anno. 

 




RECONTA MANAGEMENT GROUP SRL AL CONNEXT – MILANO 7-8 FEBBRAIO 2019

gennaio 28, 2019

RECONTA MANAGEMENT GROUP SRL partecipa al grande evento come espositore, con un ruolo da protagonista nella Connext Business Community, negli spazi espositivi e nel programma degli eventi.

Che cos’è Connext?

Connext è il primo incontro nazionale di partenariato industriale di Confindustria, organizzato per rafforzare l’ecosistema del business nazionale in una dimensione di integrazione orizzontale e verticale, di contaminazione con il mondo delle startup e di crescita delle filiere produttive. Connext è un evento espositivo e di networking digitale incentrato sui principali driver di sviluppo per imprese nazionali e internazionali.

Driver tematici

La Business Community di Connext si animerà, durante l’evento del 7 e 8 febbraio e nel marketplace digitale, intorno a 5 driver tematici:                 1.Fabbrica intelligente

2.Aree metropolitane motore dello sviluppo

3.Territorio laboratorio dello sviluppo sostenibile

4.Persona al centro del progresso

5.Made in Italy nel mondo, con il coinvolgimento degli operatori delle reti commerciali tedesche per i settori Food & Beverage e Moda & Accessori.

Modalità per entrare in Connext 2019

Per partecipare come visitatore è necessario entrare nel sito Connext: (https://connext.confindustria.it/app/account) nella sezione “Partecipa”, selezionare: “Registrati come visitatore” ed inserire i propri dati.

Apertura:

7 Febbraio alle ore 10:00. Evento inaugurale con gli interventi di Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria; Carlo Bonomi, Presidente di Assolombarda; Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia e Giuseppe Sala, Sindaco di Milano.

7 Febbraio alle ore 11:00. Inaugurazione padiglioni espositivi.

7 Febbraio alle ore 12:15. I partenariati italiani protagonisti in Europa.

Per sapere l’orario di tutti gli eventi, visitate il sito: https://connext.confindustria.it/app/eventi.

Chiusura:

8 Febbraio alle ore 17:30

Vincenzo Boccia, chiuderà l’evento.

Location

MiCo – Milano Convention Center

  • Ingresso pedonale per chi arriva in taxi o in metropolitana (Linea 5 Lilla – fermata Portello): Gate 2 – Viale Eginardo
  • Ingresso per auto autorizzate: Gate 13 – Via Gattamelata
  • Parcheggio per 200 auto a pagamento : Viale Scarampo

 Venite a trovarci presso il nostro stand, saremmo felici di mostrarVi tutti i nosti servizi.

RICERCA & SVILUPPO, NEL CALCOLO DEL CREDITO D’IMPOSTA ANCHE LE SPESE PER ATTIVITÀ COMMISSIONATE ALL’ESTERO

novembre 26, 2018

A partire dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2016 il credito d’imposta in Ricerca & Sviluppo spetta anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti che hanno svolto tale attività in esecuzione di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati dell’Unione Europea o negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio Economico Europeo. Quindi, tali risorse impiegate saranno inserite nel calcolo della media storica degli investimenti per quantificare il credito d’imposta. Una novità introdotta dalla legge di Bilancio del 2017.
A chiarire questo aspetto è stata l’Agenzia delle Entrate rispondendo all’interpello 58 del 2018 di un’azienda che aveva svolto attività di ricerca e sviluppo per conto di una società francese.
L’Agenzia delle Entrate ha inoltre precisato che nel calcolo del credito d’imposta è necessario considerare tutti i costi ammissibili che sono sostenuti nei periodi di riferimento. Conseguentemente vanno considerati anche i costi relativi alla ricerca commissionata da soggetti non residenti, indipendentemente dal fatto che l’impresa sostenga o meno costi di ricerca per commesse dall’estero nei periodi per cui intende fruire dell’agevolazione. Ricordiamo che la disciplina del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo è stata introdotta dal decreto Destinazione Italia.
Consiste nella possibilità di fruire di un credito d’imposta nell’ipotesi in cui venga sostenuta una spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, effettuata nell’annualità d’imposta in cui si intende fruire dell’agevolazione, con i seguenti criteri:
– pari ad almeno 30.000 euro su base annua;
– superiore alla media degli investimenti che sono stati realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti rispetto a quello in corso al 31 dicembre 2015.
La legge di Bilancio 2017, come ha chiarito l’Agenzia delle Entrate rispondendo all’interpello, è intervenuta in materia stabilendo che tale credito spetta anche “anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti che eseguono le attività di ricerca e sviluppo nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati compresi nell’elenco di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996”.
Rispetto al passato, quindi, è stata introdotta la possibilità di accedere all’agevolazione anche nella circostanza in cui un’azienda svolga attività di ricerca di sviluppo per una società terza residente all’estero.
In poche parole, dal periodo d’imposta nel quale è entrata in vigore la modifica normativa, bisogna calcolare la media storica degli investimenti in ricerca e sviluppo tenendo conto di tutti i costi sostenuti per tale attività nel periodo di riferimento, anche quelli commissionati da soggetti non residenti a prescindere dal fatto che, in uno dei periodi per i quali si intende accedere all’agevolazione, l’impresa sostenga o meno delle spese ammissibili su commissione di imprese estere.

Trasferimento fittizio della residenza all’estero

ottobre 31, 2018

Residenza fiscale e sentenza n.1159/2/18
Commissione tributaria regionale Toscana

Recentemente con la sentenza n. 1159/2/18 del 12 Settembre 2018, la Commissione Tributaria Regionale della Toscana si è espressa riguardo una delle questioni maggiormente controverse e dibattute nel nostro paese in campo fiscale: la fittizia residenza all’estero.

Nel merito della controversia il collegio giudicante si è pronunciato disconoscendo il trasferimento della residenza fiscale nel vicino Principato di Monaco di una contribuente. Procedendo per passi, andremo ad individuare quelli che sono i corretti adempimenti da seguire, raffrontandoli al nostro al caso specifico posto nella sentenza e vedere i punti critici che hanno portato ad una sentenza di disconoscimento della residenza fiscale all’estero.

Innanzitutto occorre fare un breve accenno agli elementi essenziali della residenza fiscale che troviamo sanciti nel DPR n.917 del 1986. L’articolo 2, co. 1 e 2 del TUIR afferma:

“Sono soggetti passivi d’imposta le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile”.

La residenza fiscale viene quindi riconosciuta quando per la maggior parte del periodo dell’anno, e cioè per più di 183 giorni, il soggetto soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti:
1. è iscritto nelle anagrafi della popolazione residente;
2. ha fissato in Italia il proprio domicilio;
3. ha stabilito in Italia la propria residenza (la dimora abituale).

Nell’art 2 si rinviene una nozione di residenza fiscale assai più ampia di quella civilistica, comprendendovi sia le persone che, per la maggior parte dell’anno, sono rimaste iscritte all’anagrafe di comuni italiani, sia quelle che hanno dimorato abitualmente in Italia, sia infine quelle che hanno avuto nel territorio nazionale il proprio domicilio, inteso come sede principale degli affari e degli interessi economici e personali.

Il domicilio prescinde dalla dimora o dalla presenza di una persona in un luogo, esso è caratterizzato dall’elemento soggettivo dell’intenzione di costituire e mantenere in un determinato luogo il centro principale delle proprie relazioni familiari, sociali ed economiche.
Inoltre occorre menzionare un aggiornamento apportato recentemente dal nostro legislatore, di particolare importanza, ovvero Il comma 2-bis all’interno dell’articolo 2 del TUIR , che così dispone:
“si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze …”.

Si tratta di una novità di notevole portata, in quanto pone sul contribuente una “presunzione relativa” in forza della quale si andranno a considerare fiscalmente residenti in Italia, tutti cittadini italiani iscritti all’AIRE ed emigrati in paesi a fiscalità privilegiata, con la conseguenza che il contribuente avrà l’onere in caso di trasferimento in territori riconosciuti dal Ministero della Finanza a fiscalità privilegiata, di andar a fornire prova contraria, a sostengo del suo trasferimento.

A tale riguardo il Ministero dell’Economia e delle Finanze afferma che la prova contraria consiste nella dimostrazione di fatti o atti che comprovino l’effettività della situazione dichiarata (cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente) in coerenza con un reale e duraturo collegamento con lo Stato di immigrazione.

Il contribuente si vedrà cosi costretto ad utilizzare ogni più ampio mezzo di prova di natura documentale o dimostrativa, atto a stabilire in particolare:
1. la sussistenza della dimora abituale nel paese fiscalmente privilegiato, sia personale che dell’eventuale nucleo familiare;
2. lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo stipulato nello stesso Paese estero ovvero l’esercizio di una qualunque attività economica con carattere di stabilità;
3. la stipula di contratti di acquisto o di locazione di immobili residenziali, adeguati ai bisogni abitativi nel Paese di immigrazione;
4. fatture e ricevute di erogazione di gas, luce, telefono e di altri canoni tariffari pagati nel Paese estero;
5. l’assenza di unità immobiliari tenute a disposizione in Italia o di atti di donazione, compravendita, costituzione di società;
6. la mancanza nel nostro Paese di significativi e duraturi rapporti di carattere economico, familiare, politico, sociale, culturale e ricreativo.

Definiti i presupposti legali e quelli che sono gli elementi essenziali della residenza fiscale, veniamo alla vicenda di cui sopra, che ha portato alla sentenza di disconoscimento di trasferimento della residenza fiscale.

Una contribuente italiana nel 1996 ha provveduto a spostare la propria residenza fiscale nel vicino Principato di Monaco, e a prova del suo effettivo trasferimento aveva proceduto innanzitutto alla cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente, con contestuale iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). In seguito a prova dell’effettivo trasferimento, aveva prodotto una serie di documenti, quali:
• il contratto di affitto;
• l’assicurazione auto;
• bollette telefoniche, gas, luce, acqua.

Secondo tale tipo di “difesa” il fatto di essersi iscritta all’Aire e di avere un appartamento in locazione all’estero sarebbe condizione sufficiente a far ritenere di avere all’estero una stabile abitazione e quindi anche la residenza fiscale.

Assunta tutta la documentazione prodotta, il collegio ha ritenuto che non fosse stata raggiunta la prova contraria che la ricorrente potesse considerarsi residente, anche fiscalmente, nel vicino principato.

Difatti, da un’attività investigativa compiuta dall’amministrazione finanziaria, si è giunti a scoprire che nonostante il trasferimento nel principato da parte della contribuente, il resto della famiglia (il coniuge e i 2 figli) aveva mantenuto la propria residenza in Italia (Firenze) rendendo quindi presumibile che le relazioni familiari e sociali continuassero a svolgersi In Italia. Ma non solo, da ulteriori ricerche è stato evidenziato come la contribuente fosse amministratrice di ben 4 società, tutte con sede in Italia, rendendo fuori da ogni dubbio che fosse la sede principale dei suoi affari e interessi.

La Corte ha infine precisato che non potevano considerarsi prove contrarie la stipula del contratto di affitto, connaturato al suo trasferimento a Montecarlo, nè la prova dei consumi energetici, in quanto i locali possono essere utilizzati oltre che dalla conduttrice anche dei suoi familiari ed eventuale personale di servizio.

La giurisprudenza più recente…

Il consolidato orientamento di prassi e giurisprudenza afferma che l’iscrizione all’AIRE non è elemento probatorio tale da escludere la residenza fiscale in Italia, in quanto è comunque necessario soddisfare anche un requisito sostanziale, rappresentato dall’effettivo trasferimento della sede principale degli affari e interessi e della dimora abituale nello Stato estero.
Il contribuente che, pur essendosi cancellato dall’anagrafe della popolazione residente ed essendosi iscritto all’AIRE, risulti tuttavia aver mantenuto in Italia la propria dimora abituale o la sede principale dei propri affari ed interessi, si considera ugualmente residente nel territorio dello Stato.

Con una sentenza recentissima (Luglio 2018) la Cassazione si è pronunciata sull’argomento, in linea con le conclusioni della sentenza in commento. La suprema Corte, con l’ordinanza numero 19410 ha infatti affermato come fosse onere del contribuente superare la presunzione di residenza in Italia ex articolo 2, fornendo la prova che, nell’annualità oggetto di contestazione, il centro principale dei suoi affari e di interessi si collocasse effettivamente, anche in quel caso, nel principato di Monaco.

Concludendo…

L’iscrizione all’Aire non assicura dunque di essere considerato fiscalmente residente all’estero, laddove il centro concreto di interessi economico-sociali prevale invece sulla formale iscrizione nell’anagrafe residenti all’estero. La localizzazione fiscale di un soggetto in Italia deve avvenire sulla base di elementi concreti, quali:
1. Presupposto temporale: la sussistenza di un legame effettivo e non provvisorio del soggetto con il territorio dello Stato;
2. Requisito residenza: ai fini della sua stessa sussistenza assumono grande importanza sia l’elemento oggettivo della stabile permanenza, sia quello soggettivo della volontà del soggetto di rimanere in un dato luogo;
3. Requisito domicilio: esso è definito come luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi. Questa locuzione deve essere intesa in senso ampio, ovvero comprensivo non solo di rapporti di natura patrimoniale ed economica ma anche morali, sociali e familiari.

Reconta Management Group

Obblighi fiscali a carico dei contribuenti italiani che hanno redditi e beni in Romania

agosto 13, 2018

Come ogni anno, arrivano a scadenza gli obblighi fiscali per i residenti italiani che hanno redditi e beni in paesi esteri. Per “residente” si fa riferimento al concetto di “residente fiscale”.
In estrema sintesi, gli adempimenti si possono dividere in due parti:
1. Pagamento delle tasse
Per i redditi provenienti dall’estero, entro la data di 20 agosto deve essere pagata l’imposta IVIE e IVAFE per i redditi che derivano da attività ubicate all’estero (dividendi, redditi immobiliari, interessi, etc). Per la certificazione di questi redditi, prima della dichiarazione in Italia, è necessario richiedere la certificazione al Fisco del Paese ove sono stati conseguiti i redditi.
2. Dichiarazioni
a) Per i redditi conseguiti deve essere compilato il relativo Quadro di riferimento sulla base dell’entità del reddito certificato dall’amministrazione finanziaria del Paese estero.
b) Va inoltre compilato il Quadro RW, dove vanno indicati i saldi iniziali e finali relativamente ai valori posseduti (immobili, quote sociali, conti bancari etc).
Quanto qui riportiamo è una semplice sintesi informativa, per cui è necessario interpellare il proprio professionista italiano per l’esatto adempimento degli obblighi di cui sopra, mettendogli a disposizione tutti i documenti che riguardano beni e redditi in Romania.
Le dichiarazioni devono essere inviate telematicamente entro il 31.10.2018.
E’ necessario, verificandosi il caso, consultare la normativa convenzionale firmata dai due Paesi (Convenzione contro la doppia imposizione).

Reconta Management Group

Avv. Lida Celli

Attuazione in Romania dell’obbligo di dichiarazione per i gruppi di imprese multinazionali (rapporto “Country by Country”, ovvero CbC)

dicembre 29, 2017

Con Ordinanza d’Urgenza n. 42/2017 del 9 Giugno 2017 il Governo rumeno ha adottato la legislazione necessaria per implementare in Romania i requisiti per presentare il rapporto “CbC”. Ai sensi della suddetta Ordinanza, alcune categorie di imprese dovranno presentare delle relazioni CbC alle autorità fiscali della Romania, secondo i nuovi regolamenti.

Le seguenti entità hanno l’obbligo di presentare il rapporto CbC:
– I gruppi multinazionali con società madre residenti in Romania, che hanno una cifra di affari consolidata di oltre 750 milioni di euro e hanno l’obbligo di presentare situazioni finanziarie consolidate;
– entità residenti in Romania che soddisfano almeno una delle seguenti condizioni:
1. la società-madre del gruppo non è tenuta a a presentare il rapporto CbC nella sua giurisdizione di residenza fiscale;
2. la giurisdizione in cui la società madre ha la residenza fiscale è parte di un accordo internazionale in vigore di cui la Romania fa parte, ma non è parte di un accordo in vigore che stabilisce l’autorità competente di cui la Romania fa parte (un tale accordo è la convenzione bilaterale per evitare la doppia tassazione;
3. Nella giurisdizione in cui la società madre che ha l’obbligo di trasmettere il rapporto CbC ha la residenza fiscale è successo un fallimento sistemico sullo scambio automatico di informazioni.

Inoltre, la legislazione rumena consente la segnalazione di CbC da parte di una cosiddetta “società madre surrogata”. In particolare, un soggetto residente in Romania può essere designato dal gruppo di multinazionali come l’unico sostituto per la società madre per presentare il rapporto CbC in Romania.

Il rapporto CbC deve contenere informazioni specifiche sul gruppo di imprese multinazionali, ovvero:
• informazioni aggregate sul reddito totale, l’utile / la perdita prima del calcolo delle imposte, l’imposta sul reddito pagato, l’imposta sul reddito maturato, il capitale dichiarato, gli utili non distribuiti, il numero dei dipendenti, i cespiti e gli altri beni materiali diversi dalle disponibilità liquide i loro mezzi equivalenti, per ogni giurisdizione in cui il gruppo imprenditoriale multinazionale sta operando;
• l’individuazione di ogni entità che costituisce il gruppo di società multinazionali, specificando la giurisdizione in cui hanno la residenza fiscale, nonché la natura della principale o delle principali attività economiche di tale entità costituente.

Il termine per la presentazione è condizionato da due momenti:
– entro l’ultimo giorno dell’anno fiscale di riferimento del gruppo di imprese multinazionali,
– non oltre il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione annuale relativa all’imposta sul utile (Modulo 101) previsto dalla normativa in vigore, della rispettiva entità costituente per l’anno fiscale precedente.

I rapporti CBC presentati alle autorità fiscali rumene saranno comunicati ad altre autorità fiscali estere interessate attraverso lo scambio automatico di informazioni, entro 15 mesi dall’ultimo giorno dell’anno fiscale. Tuttavia, per il primo anno fiscale del gruppo multinazionale, che comincia dal 1 Gennaio 2016 o dopo questa data, il rapporto CBC sarà comunicato entro 18 mesi dall’ultimo giorno dell’anno fiscale.

Il mancato rispetto degli obblighi di rapporto o la la trasmissione incompleta o errata viene sanzionato con:
una multa da 30.000 lei a 50.000 lei per la presentazione tardiva del rapporto o la trasmissione di informazioni errate o incomplete;
una multa da 70.000 lei a 100.000 lei per mancata trasmissione del rapporto.

RECONTA MANAGEMENT GROUP

L’economia romena prosegue anche nel 2017 la sua corsa in ascendenza

novembre 21, 2017

Negli ultimi anni, i paesi dell’Est Europa hanno subito una forte crescita economica, in modo speciale i paesi che sono entrati a far parte dell’Unione Europea, tra cui Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania. Gli ultimi rapporti pubblicati dall’EUROSTAT e dall’Ufficio Nazionale di Statistica romeno (INSSE) descrivono un’economia in piena salute.
La Romania, che ha aderito all’UE nel 2007, ha registrato un trend di crescita esorbitante, attenendoci a quanto comunicato dalle statistiche europee. La Romania sta diventando rapidamente un paese con grande potenziale attrattivo, e di questo ne dà prova il fatto che grandi multinazionali come Ford, Siemens e Bosch vi hanno investito, contribuendo in tal misura ad un maggiore sviluppo economico del territorio. Una multinazionale molto interessante che ha investito nel paese è stata anche Fitbit – società Californiana che produce soluzioni tecnologiche utili a tracciare varie attività fisiche – che sta espandendo il proprio sistema produttivo nel territorio, facendo leva su risorse umane, università e settore tecnologico sempre in maggior crescita.
Soltanto nel 2017 l’economia romena ha avuto un aumento del 5,7%, superando di gran lunga la media europea, che si aggira intorno al 2,5%. Nel 2016 il Prodotto Interno Lordo del paese ha avuto un aumento del 4,8%, e del 3,9% nel 2015, battendo la crescita italiana che contrariamente può “vantarsi” di un +0,9%. Si stima che per l’anno corrente l’economia romena continuerà a crescere del 5,5%, basandosi anche sul fatto che nella prima metà dell’anno i consumi privati hanno ottenuto un aumento dell’8%. C’è però anche da considerare normale una crescita così esponenziale rispetto ad altri paesi, dato il forte livello di sottosviluppo che connota la Romania nel panorama attuale.
Vista la grande espansione, nel paese si punta moltissimo al settore tecnologico facendo grande affidamento sulla competenza delle università romene, che ogni anno lanciano grandi talenti. Oltre a questo si aggiunge la competenza poli linguistica sul territorio, in particolare dovuta al fatto di aver scelto di trasmettere i programmi televisivi stranieri con i sottotitoli e non doppiarli.
Gli esperti comunicano che il settore tecnologico romeno, che attualmente impiega circa 150.000 persone, entro il 2025 andrà a raddoppiare la quota che contribuisce al PIL. Queste sono stime che sicuramente lasciano ben sperare ad un paese sicuramente più prospero dal punto di vista occupazionale.
Per quanto riguarda il consumo, il governo romeno ha deciso di abbassare l’IVA dal 24% al 20%, fino ad arrivare al 19%, fatto che ha rappresentato uno stimolo non indifferente e che ha determinato un aumento vertiginoso della domanda. Sicuramente questi progressi possono anche essere giustificati dall’aumento dei salari, anche se comunque su questo fronte, il paese rimane al di sotto della media europea.
Per quanto riguarda la disoccupazione nel paese, i dati ci confermano che si è in presenza di un forte calo: nel 2016 il tasso di disoccupazione era del 5,9%, raggiungendo i numeri della Germania nel giugno 2017, toccando il 5,3%.
Sulla base di questi dati si può affermare che la Romania sta facendo grossi passi avanti grazie a differenti fattori, quali l’ingresso nell’Unione Europea, gli investimenti e le manovre economiche governative.
La Romania sta avendo una crescita esponenziale sotto tutti i punti i punti di vista, confermandosi come una realtà che in un futuro potrà realmente competere a livello europeo e internazionale.
L’Italia è da oltre 10 anni il principale Paese investitore in Romania per numero di aziende registrate. Moltissimi sono i settori strategici che nei prossimi anni potrebbero rappresentare il volano per un ulteriore consolidamento della nostra presenza imprenditoriale, grazie alle opportunità dischiuse dai fondi europei, dai programmi di privatizzazioni, dalle prospettive di ammodernamento della rete infrastrutturale e dei trasporti, dal buon tessuto industriale esistente e dalla grande disponibilità di risorse agricole e minerarie.

Reconta Management Group

L’ordinanza Split Payment è stata adottata dal Senato: il sistema sarà obbligatorio solo per alcune categorie di imprese

novembre 6, 2017

Il 31 Ottobre 2017 è stata adottata l’Ordinanza del Governo n°23/2017, che riporta alcune importanti modifiche alla versione originale dell’Ordinanza Split Payment, ovvero, il sistema sarà applicato in modo obbligatorio solo dalle seguenti categorie di imprese:

1. dalle aziende pubbliche e private in insolvenza;
2. dalle imprese che al 31.12.2017 hanno debiti restanti IVA verso l’erario (ad eccezione degli importi per cui si è richiesto ed ottenuto la rateizzazione).
3. dalle imprese che a partire da gennaio 2018 registrano degli obblighi IVA restanti con una scadenza oltre 30 giorni (ad eccezione degli importi per cui si è richiesto ed ottenuto la rateizzazione).

In riferimento ai punti 2 e 3, l’obbligo di applicare il sistema Split Payment scatterà al superamento delle seguenti soglie di debito:

– oltre 1500 lei per i grandi contribuenti;
– oltre 1000 lei per i contribuenti medi;
– oltre 500 lei per i piccoli contribuenti;
– oltre 100 lei per i contribuenti persone fisiche.

Tutte le altre categorie di società potranno applicare il sistema Split Payment come libera opzione.
Gli agenti economici che optano per il il sistema Split Payment entro il 31 dicembre 2017 beneficieranno delle seguenti agevolazioni:

a) La riduzione del 5% dell’imposta sul utile o sul fatturato delle microimprese;
b) L’annullamento delle sanzioni per mancato/tardivo pagamento dell’IVA, al compimento di certi requisiti.

Come per ogni altra disposizione governativa, l’Ordinanza del Governo n°. 23/2017 per Split Payment dovrà essere approvata per legge per poter produrre ulteriori effetti.
Le modifiche apportate all’ordinanza Split Payment approvate dal Senato saranno sottoposte per l’approvazione alla Camera dei Deputati nei prossimi giorni.
Per entrare in vigore, il documento dovrà essere adottato dal Parlamento, promulgato dal Presidente della Romania con Decreto Presidenziale e poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Reconta Management Group

NEWS DALL’ITALIA: Seconda edizione dei “Voucher internazionalizzazione”

settembre 28, 2017

Dal 28 novembre al 1° dicembre 2017 si potrà presentare domanda per i cosiddetti “voucher internazionalizzazione”, ovvero lo strumento messo a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico per aiutare le piccole e medie imprese a spingersi oltre i confini italiani.
Questa si tratta della seconda edizione dell’intervento agevolativo previsto dal piano per la promozione del “Made in Italy”, stabilita dal decreto ministeriale 17 luglio 2017 e definita con il decreto direttoriale 18 settembre 2017.

In cosa consiste il bando

L’intervento prevede la concessione di voucher a fondo perduto a disposizione delle PMI che intendono guardare ai mercati oltreconfine attraverso una figura specializzata (il Temporary Export Manager o TEM) capace di studiare, progettare e gestire i processi e i programmi sui mercati esteri. Le imprese devono rivolgersi ad una Società fornitrice dei servizi scegliendola tra quelle inserite nell’ apposito elenco che sarà pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico entro il giorno 20 dicembre 2017. La nuova edizione del bando mette a disposizione due tipologie di voucher:

– Il primo voucher “early stage” è di importo pari a 10.000 euro (ridotto 8.000 euro per le imprese già beneficiarie della prima edizione del voucher), a fronte di un contratto di servizio di importo almeno pari, al netto dell’IVA, a 13.000 euro e di durata non inferiore a 6 mesi.

– Il secondo voucher “advanced stage” è di importo pari a 15.000 euro, a fronte di un contratto di servizio di importo almeno pari, al netto dell’IVA, a 25.000 euro e di durata non inferiore a 12 mesi.
Per i beneficiari del voucher “advanced stage” è prevista la possibilità di incrementare l’importo del contributo con ulteriori 15.000 euro, a fronte del raggiungimento dei seguenti obiettivi in termini di volumi di vendita all’estero:
– il volume d’affari derivante da operazioni verso Paesi esteri registrato nel corso del 2018 e fino al 31 marzo 2019, deve essere almeno pari al 15% in più rispetto al 2017;
-l’incidenza percentuale del volume d’affari derivante da operazioni verso Paesi esteri nel corso del 2018 e fino al 31 marzo 2019, deve essere almeno pari al 6% rispetto al totale del volume d’affari.

Dotazione finanziaria

Per la nuova edizione del bando, il budget complessivo disponibile ammonta a 26 milioni di euro(6 milioni sono i fondi destinati esclusivamente alle imprese ubicate nelle regioni Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia).

Chi può partecipare

Al bando 2017 potranno partecipare le PMI (costituite in qualsiasi forma societaria), operanti in tutti i settori di attività, ad eccezione della produzione primaria di prodotti agricoli e che abbiano conseguito un importo dei ricavi pari almeno a 500.000 euro con riferimento all’ultimo esercizio contabile chiuso (per le startup e le PMI innovativa non è richiesto quest’ultimo criterio).
Per essere ammesse alla data di presentazione delle domande, inoltre, le imprese richiedenti dovranno essere in stato di attività e iscritte al Registro delle imprese ed in regola con il versamento dei contributi previdenziali.

Come presentare le domande

Le domande di accesso alle agevolazioni dovranno essere presentate, esclusivamente tramite la procedura informatica accessibile nell’apposita sezione “Voucher per l’internazionalizzazione” del sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico (www.mise.gov.it), previa identificazione e autenticazione tramite la Carta nazionale dei servizi.
L’invio delle domande potrà avvenire a partire dalle ore 10.00 del 28 novembre 2017 e fino alle ore 16.00 del 1° dicembre 2017 (la compilazione sarà possibile a partire dalle ore 10.00 del 21 novembre 2017), salvo chiusura anticipata per esaurimento risorse.
Ciascuna PMI potrà presentare un’unica domanda di accesso alle agevolazioni, pena l’esclusione di tutte le domande trasmesse.
Le domande di inserimento nel elenco dei Temporary Export Manager potranno essere presentate a partire dalle ore 10:00 del 16 ottobre 2017 e fino alle ore 16:00 del 31 ottobre 2017.

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