Bonus R&S: dalla legge di Bilancio 2019 nuove modalità di calcolo

novembre 29, 2018

Il disegno di legge di Bilancio 2019 prevede nuove modalità di calcolo per il credito d’imposta ricerca e sviluppo.
Riportiamo di seguito un articolo pubblicato da Ipsoa il 14 novembre scorso in cui si indicano chiaramente quali sono le nuove modalità di calcolo.

Il disegno di legge di Bilancio 2019 prevede nuove modifiche alla disciplina del credito d’imposta ricerca e sviluppo. Le novità riguardano, in particolare, la misura dell’agevolazione, che ritorna alla doppia aliquota del 25% e del 50%, e le modalità di calcolo del beneficio spettante. Viene, inoltre, ampliato il novero delle spese ammissibili e dimezzato, da 20 a 10 milioni di euro, l’importo massimo del bonus che potrà essere fruito da ciascuna impresa. Riscritte, con effetto già dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2018, le disposizioni relative agli adempimenti documentali per la spettanza e l’utilizzabilità del credito d’imposta. Come si calcolerà il beneficio spettante dal 2019?
Ritorno alla doppia aliquota del 25% e del 50% a seconda della tipologia di spesa. Introduzione di una nuova modalità di calcolo del beneficio spettante. Dimezzamento, da 20 a 10 milioni di euro, dell’importo massimo del bonus che potrà essere fruito da ciascuna impresa. Ammissione di nuove spese ammissibili. Introduzione di nuovi adempimenti documentali.
Sono queste le principali novità alla disciplina del credito d’imposta ricerca e sviluppo previste dal disegno di legge di Bilancio 2019, che riscrivono di nuovo (dopo la legge di Bilancio 2017 e il decreto Dignità) le modalità di funzionamento dell’incentivo, introdotto dall’art. 3 del D.L. 145/2013 (come interamente sostituito dall’articolo 1, comma 35, della legge di Stabilità 2015).
Decorrenza modifiche
Per quanto riguarda la decorrenza delle nuove disposizioni, per le modifiche di ordine sostanziale – riguardanti, cioè, le spese ammissibili, l’aliquota agevolativa, le modalità di calcolo e l’importo massimo del credito di imposta – l’entrata in vigore è prevista a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 (2019 per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare).
Le modifiche concernenti gli aspetti formali e documentali, invece, hanno effetto già a partire dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2018.
Novità per le spese del personale
Una prima novità che scatterà dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018 riguarderà le spese per il personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo.
In particolare, in base alla nuova disciplina, tale voce di spesa si dividerà in due tipologie:
– spese per il personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo;
– spese per il personale titolare di rapporto di lavoro autonomo o comunque diverso dal lavoro subordinato (lavoratori autonomi, collaboratori, ecc.), direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo.
Novità per le spese della ricerca extra-muros
Il disegno di legge di Bilancio 2019 ritocca anche la categoria delle spese relative alla ricerca commissionata (ricerca extra-muros).
Per effetto delle modifiche previste, a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, i costi rilevanti ai fini del credito di imposta saranno quelli riconducili a:
– contratti stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati per il diretto svolgimento delle attività di attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta;
– contratti stipulati con imprese residenti rientranti nella definizione di start-up innovative e di PMI innovative, per il diretto svolgimento delle attività di attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta, a condizione, in entrambi i casi, che non appartengano al medesimo gruppo dell’impresa committente.
Si considerano appartenenti al medesimo gruppo, le imprese controllate, controllanti e controllate da un medesimo soggetto ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, inclusi i soggetti diversi dalle società di capitali; per le persone fisiche si tiene conto anche di partecipazioni, titoli o diritti posseduti dai familiari dell’imprenditore, individuati a fini fiscali (articolo 5, comma 5, del TUIR);
– contratti stipulati con imprese diverse da quelle indicate ai punti precedenti per il diretto svolgimento delle attività di attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta, sempre che non appartengano al medesimo gruppo dell’impresa committente (anche in tale caso rileva la nozione civilistica di controllo di cui all’articolo 2359 del codice civile, per le persone fisiche, la definizione fiscale).
Come precisato nella relazione illustrativa, anche con il nuovo assetto, resta ferma la regola della riqualificazione in ricerca intra-muros dei contratti di ricerca infra-gruppo, stipulati cioè con altre imprese dello stesso gruppo.
Nuova tipologia di spesa
Altra novità relativa alle spese ammissibili concerne l’inclusione tra le spese agevolabili dei costi sostenuti per l’acquisto di materiali, forniture e altri prodotti analoghi direttamente impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota relativi alle fasi della ricerca industriale e dello sviluppo sperimentale.
Come indicato nella relazione illustrativa, stante il principio di omogeneità dei dati da porre a raffronto, tenuto conto di tale nuova voce di spesa, a partire dal periodo d’imposta 2019, la media storica di raffronto dovrà essere conseguentemente ricalcolata aggiungendo i costi della specie sostenuti nel triennio 2012-2014.
Nuove aliquote
Il disegno di legge interviene anche sulla misura del credito d’imposta, reintroducendo, dal 2019, la differenziazione dell’intensità del beneficio a seconda della tipologia di spese ammissibili.
In particolare, la percentuale del 50%, attualmente applicabile su tutta l’eccedenza agevolabile (eccedenza delle spese ammissibili rispetto alla media del triennio 2012-2014), viene mantenuta:
– per le sole spese del personale titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, direttamente impiegato in tali attività di ricerca (nel caso di attività di ricerca e sviluppo intra-muros, svolte internamente all’impresa);
– per i soli contratti stipulati con Università, enti e organismi di ricerca nonché con start-up e PMI innovative indipendenti (nel caso di attività di ricerca e sviluppo extra-muros, ossia commissionate a terzi).
Si applicherà invece l’aliquota ridotta del 25% per tutte le altre tipologie di spese ammissibili, e cioè:
– spese per il personale titolare di rapporto di lavoro autonomo o comunque diverso dal lavoro subordinato (lavoratori autonomi, collaboratori, ecc.), direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo.
– spese per ricerca affidata ad imprese non rientranti nella definizione di start-up e PMI innovative, nonché diverse da Università, enti e organismi equiparati;
– costi sostenuti per l’acquisto di materiali, forniture e altri prodotti analoghi direttamente impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, anche per la realizzazione di prototipi o impianti pilota relativi alle fasi della ricerca industriale e dello sviluppo sperimentale.
Rientreranno sempre nell’aliquota del 25% le altre categorie di spese previste dalla disciplina, non modificate dalla legge di Bilancio 2019, quali:
– quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio, nei limiti dell’importo risultante dall’applicazione dei coefficienti stabiliti con DM 31 dicembre 1988, in relazione alla misura e al periodo di utilizzo per l’attività di ricerca e sviluppo e comunque con un costo unitario non inferiore a 2.000 euro al netto dell’imposta sul valore aggiunto;
– competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne. Con riferimento a tale voce di spesa, si dovrà tener conto anche della modifica apportata dal decreto Dignità che ha escluso dal credito d’imposta le spese per competenze tecniche e privative industriali se l’acquisto, anche in licenza d’uso, dei beni immateriali, deriva da operazioni intervenute tra imprese appartenenti al medesimo gruppo.
Tale esclusione si applica a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 14 luglio 2018 (1° gennaio 2018 per le imprese con periodo di imposta coincidente con l’anno solare) e vale anche per il calcolo dei costi ammissibili per la determinazione della media triennale di raffronto.
Nuova modalità di calcolo
Una delle principali novità introdotte con la nuova disciplina è sicuramente che quella che riguarda la modalità di calcolo del beneficio spettante, diretta conseguenza della reintroduzione della doppia aliquota agevolativa.
In particolare, a partire dal 2019, il credito d’imposta si applicherà nella misura del 50% sulla parte dell’eccedenza di spese in ricerca e sviluppo rispetto alla media del triennio 2012-2014, proporzionalmente riferibile alle spese per il personale titolare di un rapporto di lavoro subordinato direttamente impiegato in tali attività di ricerca e per i contratti stipulati con Università, enti e organismi di ricerca nonché con start-up e PMI innovative indipendenti, rispetto alle spese ammissibili complessivamente sostenute nello stesso periodo d’imposta agevolabile; per la parte residua, si applicherà l’aliquota del 25%.
Come chiarito nella relazione illustrativa, il nuovo criterio non interferisce con la formazione del parametro storico (media del triennio 2012-2014), nel senso che non si dovrà procedere alla sua distinzione in ragione delle diverse aliquote applicabili sulle categorie di spese ammissibili.
In particolare, il nuovo criterio opera direttamente sull’eccedenza agevolabile (differenza tra l’ammontare complessivo delle spese ammissibili sostenute nel periodo agevolato e media del triennio 2012-2014), individuando la quota di essa su cui applicare l’aliquota del 50% e la restante quota su cui applicare l’aliquota del 25% in ragione della diversa incidenza delle varie tipologie di spese sulle spese complessive sostenute nel periodo agevolabile.
Per chiarire la nuova modalità di calcolo, che dovrà essere applicata dal 2019, si riporta il seguente esempio ripreso dalla relazione illustrativa.
Esempio di calcolo
Ipotizzando che nel periodo d’imposta 2019 si generi un’eccedenza agevolabile pari a 250.000 euro e che l’ammontare delle spese agevolabili rientranti nelle voci su cui si applica l’aliquota del 25% sia pari a 100.000 euro, l’importo del credito d’imposta spettante sarà pari a 100.000 euro, dato dalla somma di 25.000 euro (25% di 100.000) e 75.000 (50% di 150.000).
Importo massimo annuale
Il disegno di legge prevede inoltre il dimezzamento dell’importo massimo annuale del credito d’imposta riconosciuto a ciascuna impresa, che passerà, a partire dal 2019, da 20 milioni a 10 milioni di euro.
Resta confermata, invece, la condizione che, al fine di fruire dell’agevolazione, la spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuata in ciascun periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione ammonti ad almeno 30.000 euro.
Adempimenti formali
Con la nuova disciplina, inoltre, vengono meglio definiti gli adempimenti formali che le imprese devono rispettare per l’applicazione del credito d’imposta, anche al fine di garantire la stessa impresa in sede di successivi controlli della corretta applicazione del beneficio.
Sembra il caso di ripetere che le nuove previsioni sono applicabili già a partire dal credito d’imposta maturato in relazione al periodo d’imposta 2018.
In particolare, le nuove disposizioni estendono l’obbligo della certificazione delle spese rilevanti ai fini del calcolo del beneficio (sia del periodo agevolato e sia dei periodi di media), attualmente previsto per le sole imprese non soggette per legge al controllo legale dei conti, a tutti i soggetti beneficiari.
Viene infatti disposto che ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile predisposta dall’impresa deve risultare da apposita certificazione rilasciata dal soggetto incaricato dalla revisione legale dei conti.
Per le imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, la certificazione dovrà essere rilasciata da un revisore legale dei conti o da una società di revisione legale dei conti (iscritti nella sezione A del registro dei revisori legali, di cui all’articolo 8 del D.Lgs. n. 39/2010) e le spese sostenute per adempiere a tale obbligo di certificazione della documentazione contabile saranno riconosciute in aumento del credito d’imposta per un importo non superiore al minore tra quello effettivamente sostenuto e 5.000 euro, fermo restando, comunque, il limite massimo di 10 milioni di euro di importo concedibile per ciascuna impresa su base annuale.
Il disegno di legge subordina la fruizione del credito d’imposta all’avvenuta certificazione delle spese. In particolare, viene previsto che l’utilizzo in compensazione del credito maturato in un determinato periodo agevolabile non potrà iniziare (a decorrere dal successivo) se non a partire dalla data in cui viene adempiuto l’obbligo di certificazione.
Viene infine introdotto l’obbligo da parte dell’impresa di predisporre una relazione tecnica illustrativa del progetto o dei progetti di ricerca e sviluppo intrapresi, del loro avanzamento e di tutte le altre informazioni rilevanti per l’individuazione dei lavori ammissibili al credito d’imposta. Tale relazione, in caso di attività svolte direttamente dall’impresa, è a cura deve essere del responsabile aziendale delle attività di ricerca e sviluppo o del responsabile del singolo progetto o sottoprogetto e deve essere controfirmata dal rappresentante legale dell’impresa ai sensi del testo unico delle disposizioni legislative regolamentari in materia di documentazione amministrativa di cui al D.P.R. n. 445/2000. Nel caso di ricerca commissionata, la redazione della relazione tecnica sarà a cura del soggetto commissionario.
Disposizione di carattere interpretativo
Il disegno di legge di Bilancio 2019 reca anche una norma di carattere interpretativo riferita alla disposizione (comma 1-bis dell’articolo 3 del D.L. n. 145/2013) che consente, a partire dal 2017, di attribuire il credito d’imposta anche al soggetto commissionario residente che effettui lavori di ricerca e sviluppo per conto di un soggetto non residente.
In particolare, attraverso la disposizione interpretativa si chiarisce che ai fini del calcolo del credito d’imposta attribuibile, assumono rilevanza esclusivamente le spese ammissibili relative alle attività di ricerca e sviluppo svolte direttamente e in laboratori o strutture situati nel territorio dello Stato.

Fonte: http://www.ipsoa.it/documents/finanziamenti/innovazione-ricerca-e-sviluppo/quotidiano/2018/11/14/bonus-r-s-legge-bilancio-2019-nuove-modalita-calcolo

RICERCA & SVILUPPO, NEL CALCOLO DEL CREDITO D’IMPOSTA ANCHE LE SPESE PER ATTIVITÀ COMMISSIONATE ALL’ESTERO

novembre 26, 2018

A partire dal periodo d’imposta successivo al 31 dicembre 2016 il credito d’imposta in Ricerca & Sviluppo spetta anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti che hanno svolto tale attività in esecuzione di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati dell’Unione Europea o negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio Economico Europeo. Quindi, tali risorse impiegate saranno inserite nel calcolo della media storica degli investimenti per quantificare il credito d’imposta. Una novità introdotta dalla legge di Bilancio del 2017.
A chiarire questo aspetto è stata l’Agenzia delle Entrate rispondendo all’interpello 58 del 2018 di un’azienda che aveva svolto attività di ricerca e sviluppo per conto di una società francese.
L’Agenzia delle Entrate ha inoltre precisato che nel calcolo del credito d’imposta è necessario considerare tutti i costi ammissibili che sono sostenuti nei periodi di riferimento. Conseguentemente vanno considerati anche i costi relativi alla ricerca commissionata da soggetti non residenti, indipendentemente dal fatto che l’impresa sostenga o meno costi di ricerca per commesse dall’estero nei periodi per cui intende fruire dell’agevolazione. Ricordiamo che la disciplina del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo è stata introdotta dal decreto Destinazione Italia.
Consiste nella possibilità di fruire di un credito d’imposta nell’ipotesi in cui venga sostenuta una spesa complessiva per investimenti in attività di ricerca e sviluppo, effettuata nell’annualità d’imposta in cui si intende fruire dell’agevolazione, con i seguenti criteri:
– pari ad almeno 30.000 euro su base annua;
– superiore alla media degli investimenti che sono stati realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti rispetto a quello in corso al 31 dicembre 2015.
La legge di Bilancio 2017, come ha chiarito l’Agenzia delle Entrate rispondendo all’interpello, è intervenuta in materia stabilendo che tale credito spetta anche “anche alle imprese residenti o alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti che eseguono le attività di ricerca e sviluppo nel caso di contratti stipulati con imprese residenti o localizzate in altri Stati membri dell’Unione europea, negli Stati aderenti all’accordo sullo Spazio economico europeo ovvero in Stati compresi nell’elenco di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996”.
Rispetto al passato, quindi, è stata introdotta la possibilità di accedere all’agevolazione anche nella circostanza in cui un’azienda svolga attività di ricerca di sviluppo per una società terza residente all’estero.
In poche parole, dal periodo d’imposta nel quale è entrata in vigore la modifica normativa, bisogna calcolare la media storica degli investimenti in ricerca e sviluppo tenendo conto di tutti i costi sostenuti per tale attività nel periodo di riferimento, anche quelli commissionati da soggetti non residenti a prescindere dal fatto che, in uno dei periodi per i quali si intende accedere all’agevolazione, l’impresa sostenga o meno delle spese ammissibili su commissione di imprese estere.

Trasferimento fittizio della residenza all’estero

ottobre 31, 2018

Residenza fiscale e sentenza n.1159/2/18
Commissione tributaria regionale Toscana

Recentemente con la sentenza n. 1159/2/18 del 12 Settembre 2018, la Commissione Tributaria Regionale della Toscana si è espressa riguardo una delle questioni maggiormente controverse e dibattute nel nostro paese in campo fiscale: la fittizia residenza all’estero.

Nel merito della controversia il collegio giudicante si è pronunciato disconoscendo il trasferimento della residenza fiscale nel vicino Principato di Monaco di una contribuente. Procedendo per passi, andremo ad individuare quelli che sono i corretti adempimenti da seguire, raffrontandoli al nostro al caso specifico posto nella sentenza e vedere i punti critici che hanno portato ad una sentenza di disconoscimento della residenza fiscale all’estero.

Innanzitutto occorre fare un breve accenno agli elementi essenziali della residenza fiscale che troviamo sanciti nel DPR n.917 del 1986. L’articolo 2, co. 1 e 2 del TUIR afferma:

“Sono soggetti passivi d’imposta le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato. Ai fini delle imposte sui redditi si considerano residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile”.

La residenza fiscale viene quindi riconosciuta quando per la maggior parte del periodo dell’anno, e cioè per più di 183 giorni, il soggetto soddisfa almeno uno dei seguenti requisiti:
1. è iscritto nelle anagrafi della popolazione residente;
2. ha fissato in Italia il proprio domicilio;
3. ha stabilito in Italia la propria residenza (la dimora abituale).

Nell’art 2 si rinviene una nozione di residenza fiscale assai più ampia di quella civilistica, comprendendovi sia le persone che, per la maggior parte dell’anno, sono rimaste iscritte all’anagrafe di comuni italiani, sia quelle che hanno dimorato abitualmente in Italia, sia infine quelle che hanno avuto nel territorio nazionale il proprio domicilio, inteso come sede principale degli affari e degli interessi economici e personali.

Il domicilio prescinde dalla dimora o dalla presenza di una persona in un luogo, esso è caratterizzato dall’elemento soggettivo dell’intenzione di costituire e mantenere in un determinato luogo il centro principale delle proprie relazioni familiari, sociali ed economiche.
Inoltre occorre menzionare un aggiornamento apportato recentemente dal nostro legislatore, di particolare importanza, ovvero Il comma 2-bis all’interno dell’articolo 2 del TUIR , che così dispone:
“si considerano altresì residenti, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in Stati o territori diversi da quelli individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze …”.

Si tratta di una novità di notevole portata, in quanto pone sul contribuente una “presunzione relativa” in forza della quale si andranno a considerare fiscalmente residenti in Italia, tutti cittadini italiani iscritti all’AIRE ed emigrati in paesi a fiscalità privilegiata, con la conseguenza che il contribuente avrà l’onere in caso di trasferimento in territori riconosciuti dal Ministero della Finanza a fiscalità privilegiata, di andar a fornire prova contraria, a sostengo del suo trasferimento.

A tale riguardo il Ministero dell’Economia e delle Finanze afferma che la prova contraria consiste nella dimostrazione di fatti o atti che comprovino l’effettività della situazione dichiarata (cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente) in coerenza con un reale e duraturo collegamento con lo Stato di immigrazione.

Il contribuente si vedrà cosi costretto ad utilizzare ogni più ampio mezzo di prova di natura documentale o dimostrativa, atto a stabilire in particolare:
1. la sussistenza della dimora abituale nel paese fiscalmente privilegiato, sia personale che dell’eventuale nucleo familiare;
2. lo svolgimento di un rapporto lavorativo a carattere continuativo stipulato nello stesso Paese estero ovvero l’esercizio di una qualunque attività economica con carattere di stabilità;
3. la stipula di contratti di acquisto o di locazione di immobili residenziali, adeguati ai bisogni abitativi nel Paese di immigrazione;
4. fatture e ricevute di erogazione di gas, luce, telefono e di altri canoni tariffari pagati nel Paese estero;
5. l’assenza di unità immobiliari tenute a disposizione in Italia o di atti di donazione, compravendita, costituzione di società;
6. la mancanza nel nostro Paese di significativi e duraturi rapporti di carattere economico, familiare, politico, sociale, culturale e ricreativo.

Definiti i presupposti legali e quelli che sono gli elementi essenziali della residenza fiscale, veniamo alla vicenda di cui sopra, che ha portato alla sentenza di disconoscimento di trasferimento della residenza fiscale.

Una contribuente italiana nel 1996 ha provveduto a spostare la propria residenza fiscale nel vicino Principato di Monaco, e a prova del suo effettivo trasferimento aveva proceduto innanzitutto alla cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente, con contestuale iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero). In seguito a prova dell’effettivo trasferimento, aveva prodotto una serie di documenti, quali:
• il contratto di affitto;
• l’assicurazione auto;
• bollette telefoniche, gas, luce, acqua.

Secondo tale tipo di “difesa” il fatto di essersi iscritta all’Aire e di avere un appartamento in locazione all’estero sarebbe condizione sufficiente a far ritenere di avere all’estero una stabile abitazione e quindi anche la residenza fiscale.

Assunta tutta la documentazione prodotta, il collegio ha ritenuto che non fosse stata raggiunta la prova contraria che la ricorrente potesse considerarsi residente, anche fiscalmente, nel vicino principato.

Difatti, da un’attività investigativa compiuta dall’amministrazione finanziaria, si è giunti a scoprire che nonostante il trasferimento nel principato da parte della contribuente, il resto della famiglia (il coniuge e i 2 figli) aveva mantenuto la propria residenza in Italia (Firenze) rendendo quindi presumibile che le relazioni familiari e sociali continuassero a svolgersi In Italia. Ma non solo, da ulteriori ricerche è stato evidenziato come la contribuente fosse amministratrice di ben 4 società, tutte con sede in Italia, rendendo fuori da ogni dubbio che fosse la sede principale dei suoi affari e interessi.

La Corte ha infine precisato che non potevano considerarsi prove contrarie la stipula del contratto di affitto, connaturato al suo trasferimento a Montecarlo, nè la prova dei consumi energetici, in quanto i locali possono essere utilizzati oltre che dalla conduttrice anche dei suoi familiari ed eventuale personale di servizio.

La giurisprudenza più recente…

Il consolidato orientamento di prassi e giurisprudenza afferma che l’iscrizione all’AIRE non è elemento probatorio tale da escludere la residenza fiscale in Italia, in quanto è comunque necessario soddisfare anche un requisito sostanziale, rappresentato dall’effettivo trasferimento della sede principale degli affari e interessi e della dimora abituale nello Stato estero.
Il contribuente che, pur essendosi cancellato dall’anagrafe della popolazione residente ed essendosi iscritto all’AIRE, risulti tuttavia aver mantenuto in Italia la propria dimora abituale o la sede principale dei propri affari ed interessi, si considera ugualmente residente nel territorio dello Stato.

Con una sentenza recentissima (Luglio 2018) la Cassazione si è pronunciata sull’argomento, in linea con le conclusioni della sentenza in commento. La suprema Corte, con l’ordinanza numero 19410 ha infatti affermato come fosse onere del contribuente superare la presunzione di residenza in Italia ex articolo 2, fornendo la prova che, nell’annualità oggetto di contestazione, il centro principale dei suoi affari e di interessi si collocasse effettivamente, anche in quel caso, nel principato di Monaco.

Concludendo…

L’iscrizione all’Aire non assicura dunque di essere considerato fiscalmente residente all’estero, laddove il centro concreto di interessi economico-sociali prevale invece sulla formale iscrizione nell’anagrafe residenti all’estero. La localizzazione fiscale di un soggetto in Italia deve avvenire sulla base di elementi concreti, quali:
1. Presupposto temporale: la sussistenza di un legame effettivo e non provvisorio del soggetto con il territorio dello Stato;
2. Requisito residenza: ai fini della sua stessa sussistenza assumono grande importanza sia l’elemento oggettivo della stabile permanenza, sia quello soggettivo della volontà del soggetto di rimanere in un dato luogo;
3. Requisito domicilio: esso è definito come luogo in cui la persona ha stabilito la sede principale dei suoi affari ed interessi. Questa locuzione deve essere intesa in senso ampio, ovvero comprensivo non solo di rapporti di natura patrimoniale ed economica ma anche morali, sociali e familiari.

Reconta Management Group

Obblighi fiscali a carico dei contribuenti italiani che hanno redditi e beni in Romania

agosto 13, 2018

Come ogni anno, arrivano a scadenza gli obblighi fiscali per i residenti italiani che hanno redditi e beni in paesi esteri. Per “residente” si fa riferimento al concetto di “residente fiscale”.
In estrema sintesi, gli adempimenti si possono dividere in due parti:
1. Pagamento delle tasse
Per i redditi provenienti dall’estero, entro la data di 20 agosto deve essere pagata l’imposta IVIE e IVAFE per i redditi che derivano da attività ubicate all’estero (dividendi, redditi immobiliari, interessi, etc). Per la certificazione di questi redditi, prima della dichiarazione in Italia, è necessario richiedere la certificazione al Fisco del Paese ove sono stati conseguiti i redditi.
2. Dichiarazioni
a) Per i redditi conseguiti deve essere compilato il relativo Quadro di riferimento sulla base dell’entità del reddito certificato dall’amministrazione finanziaria del Paese estero.
b) Va inoltre compilato il Quadro RW, dove vanno indicati i saldi iniziali e finali relativamente ai valori posseduti (immobili, quote sociali, conti bancari etc).
Quanto qui riportiamo è una semplice sintesi informativa, per cui è necessario interpellare il proprio professionista italiano per l’esatto adempimento degli obblighi di cui sopra, mettendogli a disposizione tutti i documenti che riguardano beni e redditi in Romania.
Le dichiarazioni devono essere inviate telematicamente entro il 31.10.2018.
E’ necessario, verificandosi il caso, consultare la normativa convenzionale firmata dai due Paesi (Convenzione contro la doppia imposizione).

Reconta Management Group

Avv. Lida Celli

Attuazione in Romania dell’obbligo di dichiarazione per i gruppi di imprese multinazionali (rapporto “Country by Country”, ovvero CbC)

dicembre 29, 2017

Con Ordinanza d’Urgenza n. 42/2017 del 9 Giugno 2017 il Governo rumeno ha adottato la legislazione necessaria per implementare in Romania i requisiti per presentare il rapporto “CbC”. Ai sensi della suddetta Ordinanza, alcune categorie di imprese dovranno presentare delle relazioni CbC alle autorità fiscali della Romania, secondo i nuovi regolamenti.

Le seguenti entità hanno l’obbligo di presentare il rapporto CbC:
– I gruppi multinazionali con società madre residenti in Romania, che hanno una cifra di affari consolidata di oltre 750 milioni di euro e hanno l’obbligo di presentare situazioni finanziarie consolidate;
– entità residenti in Romania che soddisfano almeno una delle seguenti condizioni:
1. la società-madre del gruppo non è tenuta a a presentare il rapporto CbC nella sua giurisdizione di residenza fiscale;
2. la giurisdizione in cui la società madre ha la residenza fiscale è parte di un accordo internazionale in vigore di cui la Romania fa parte, ma non è parte di un accordo in vigore che stabilisce l’autorità competente di cui la Romania fa parte (un tale accordo è la convenzione bilaterale per evitare la doppia tassazione;
3. Nella giurisdizione in cui la società madre che ha l’obbligo di trasmettere il rapporto CbC ha la residenza fiscale è successo un fallimento sistemico sullo scambio automatico di informazioni.

Inoltre, la legislazione rumena consente la segnalazione di CbC da parte di una cosiddetta “società madre surrogata”. In particolare, un soggetto residente in Romania può essere designato dal gruppo di multinazionali come l’unico sostituto per la società madre per presentare il rapporto CbC in Romania.

Il rapporto CbC deve contenere informazioni specifiche sul gruppo di imprese multinazionali, ovvero:
• informazioni aggregate sul reddito totale, l’utile / la perdita prima del calcolo delle imposte, l’imposta sul reddito pagato, l’imposta sul reddito maturato, il capitale dichiarato, gli utili non distribuiti, il numero dei dipendenti, i cespiti e gli altri beni materiali diversi dalle disponibilità liquide i loro mezzi equivalenti, per ogni giurisdizione in cui il gruppo imprenditoriale multinazionale sta operando;
• l’individuazione di ogni entità che costituisce il gruppo di società multinazionali, specificando la giurisdizione in cui hanno la residenza fiscale, nonché la natura della principale o delle principali attività economiche di tale entità costituente.

Il termine per la presentazione è condizionato da due momenti:
– entro l’ultimo giorno dell’anno fiscale di riferimento del gruppo di imprese multinazionali,
– non oltre il termine ultimo per la presentazione della dichiarazione annuale relativa all’imposta sul utile (Modulo 101) previsto dalla normativa in vigore, della rispettiva entità costituente per l’anno fiscale precedente.

I rapporti CBC presentati alle autorità fiscali rumene saranno comunicati ad altre autorità fiscali estere interessate attraverso lo scambio automatico di informazioni, entro 15 mesi dall’ultimo giorno dell’anno fiscale. Tuttavia, per il primo anno fiscale del gruppo multinazionale, che comincia dal 1 Gennaio 2016 o dopo questa data, il rapporto CBC sarà comunicato entro 18 mesi dall’ultimo giorno dell’anno fiscale.

Il mancato rispetto degli obblighi di rapporto o la la trasmissione incompleta o errata viene sanzionato con:
una multa da 30.000 lei a 50.000 lei per la presentazione tardiva del rapporto o la trasmissione di informazioni errate o incomplete;
una multa da 70.000 lei a 100.000 lei per mancata trasmissione del rapporto.

RECONTA MANAGEMENT GROUP

L’economia romena prosegue anche nel 2017 la sua corsa in ascendenza

novembre 21, 2017

Negli ultimi anni, i paesi dell’Est Europa hanno subito una forte crescita economica, in modo speciale i paesi che sono entrati a far parte dell’Unione Europea, tra cui Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania. Gli ultimi rapporti pubblicati dall’EUROSTAT e dall’Ufficio Nazionale di Statistica romeno (INSSE) descrivono un’economia in piena salute.
La Romania, che ha aderito all’UE nel 2007, ha registrato un trend di crescita esorbitante, attenendoci a quanto comunicato dalle statistiche europee. La Romania sta diventando rapidamente un paese con grande potenziale attrattivo, e di questo ne dà prova il fatto che grandi multinazionali come Ford, Siemens e Bosch vi hanno investito, contribuendo in tal misura ad un maggiore sviluppo economico del territorio. Una multinazionale molto interessante che ha investito nel paese è stata anche Fitbit – società Californiana che produce soluzioni tecnologiche utili a tracciare varie attività fisiche – che sta espandendo il proprio sistema produttivo nel territorio, facendo leva su risorse umane, università e settore tecnologico sempre in maggior crescita.
Soltanto nel 2017 l’economia romena ha avuto un aumento del 5,7%, superando di gran lunga la media europea, che si aggira intorno al 2,5%. Nel 2016 il Prodotto Interno Lordo del paese ha avuto un aumento del 4,8%, e del 3,9% nel 2015, battendo la crescita italiana che contrariamente può “vantarsi” di un +0,9%. Si stima che per l’anno corrente l’economia romena continuerà a crescere del 5,5%, basandosi anche sul fatto che nella prima metà dell’anno i consumi privati hanno ottenuto un aumento dell’8%. C’è però anche da considerare normale una crescita così esponenziale rispetto ad altri paesi, dato il forte livello di sottosviluppo che connota la Romania nel panorama attuale.
Vista la grande espansione, nel paese si punta moltissimo al settore tecnologico facendo grande affidamento sulla competenza delle università romene, che ogni anno lanciano grandi talenti. Oltre a questo si aggiunge la competenza poli linguistica sul territorio, in particolare dovuta al fatto di aver scelto di trasmettere i programmi televisivi stranieri con i sottotitoli e non doppiarli.
Gli esperti comunicano che il settore tecnologico romeno, che attualmente impiega circa 150.000 persone, entro il 2025 andrà a raddoppiare la quota che contribuisce al PIL. Queste sono stime che sicuramente lasciano ben sperare ad un paese sicuramente più prospero dal punto di vista occupazionale.
Per quanto riguarda il consumo, il governo romeno ha deciso di abbassare l’IVA dal 24% al 20%, fino ad arrivare al 19%, fatto che ha rappresentato uno stimolo non indifferente e che ha determinato un aumento vertiginoso della domanda. Sicuramente questi progressi possono anche essere giustificati dall’aumento dei salari, anche se comunque su questo fronte, il paese rimane al di sotto della media europea.
Per quanto riguarda la disoccupazione nel paese, i dati ci confermano che si è in presenza di un forte calo: nel 2016 il tasso di disoccupazione era del 5,9%, raggiungendo i numeri della Germania nel giugno 2017, toccando il 5,3%.
Sulla base di questi dati si può affermare che la Romania sta facendo grossi passi avanti grazie a differenti fattori, quali l’ingresso nell’Unione Europea, gli investimenti e le manovre economiche governative.
La Romania sta avendo una crescita esponenziale sotto tutti i punti i punti di vista, confermandosi come una realtà che in un futuro potrà realmente competere a livello europeo e internazionale.
L’Italia è da oltre 10 anni il principale Paese investitore in Romania per numero di aziende registrate. Moltissimi sono i settori strategici che nei prossimi anni potrebbero rappresentare il volano per un ulteriore consolidamento della nostra presenza imprenditoriale, grazie alle opportunità dischiuse dai fondi europei, dai programmi di privatizzazioni, dalle prospettive di ammodernamento della rete infrastrutturale e dei trasporti, dal buon tessuto industriale esistente e dalla grande disponibilità di risorse agricole e minerarie.

Reconta Management Group

L’ordinanza Split Payment è stata adottata dal Senato: il sistema sarà obbligatorio solo per alcune categorie di imprese

novembre 6, 2017

Il 31 Ottobre 2017 è stata adottata l’Ordinanza del Governo n°23/2017, che riporta alcune importanti modifiche alla versione originale dell’Ordinanza Split Payment, ovvero, il sistema sarà applicato in modo obbligatorio solo dalle seguenti categorie di imprese:

1. dalle aziende pubbliche e private in insolvenza;
2. dalle imprese che al 31.12.2017 hanno debiti restanti IVA verso l’erario (ad eccezione degli importi per cui si è richiesto ed ottenuto la rateizzazione).
3. dalle imprese che a partire da gennaio 2018 registrano degli obblighi IVA restanti con una scadenza oltre 30 giorni (ad eccezione degli importi per cui si è richiesto ed ottenuto la rateizzazione).

In riferimento ai punti 2 e 3, l’obbligo di applicare il sistema Split Payment scatterà al superamento delle seguenti soglie di debito:

– oltre 1500 lei per i grandi contribuenti;
– oltre 1000 lei per i contribuenti medi;
– oltre 500 lei per i piccoli contribuenti;
– oltre 100 lei per i contribuenti persone fisiche.

Tutte le altre categorie di società potranno applicare il sistema Split Payment come libera opzione.
Gli agenti economici che optano per il il sistema Split Payment entro il 31 dicembre 2017 beneficieranno delle seguenti agevolazioni:

a) La riduzione del 5% dell’imposta sul utile o sul fatturato delle microimprese;
b) L’annullamento delle sanzioni per mancato/tardivo pagamento dell’IVA, al compimento di certi requisiti.

Come per ogni altra disposizione governativa, l’Ordinanza del Governo n°. 23/2017 per Split Payment dovrà essere approvata per legge per poter produrre ulteriori effetti.
Le modifiche apportate all’ordinanza Split Payment approvate dal Senato saranno sottoposte per l’approvazione alla Camera dei Deputati nei prossimi giorni.
Per entrare in vigore, il documento dovrà essere adottato dal Parlamento, promulgato dal Presidente della Romania con Decreto Presidenziale e poi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.

Reconta Management Group

NEWS DALL’ITALIA: Seconda edizione dei “Voucher internazionalizzazione”

settembre 28, 2017

Dal 28 novembre al 1° dicembre 2017 si potrà presentare domanda per i cosiddetti “voucher internazionalizzazione”, ovvero lo strumento messo a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico per aiutare le piccole e medie imprese a spingersi oltre i confini italiani.
Questa si tratta della seconda edizione dell’intervento agevolativo previsto dal piano per la promozione del “Made in Italy”, stabilita dal decreto ministeriale 17 luglio 2017 e definita con il decreto direttoriale 18 settembre 2017.

In cosa consiste il bando

L’intervento prevede la concessione di voucher a fondo perduto a disposizione delle PMI che intendono guardare ai mercati oltreconfine attraverso una figura specializzata (il Temporary Export Manager o TEM) capace di studiare, progettare e gestire i processi e i programmi sui mercati esteri. Le imprese devono rivolgersi ad una Società fornitrice dei servizi scegliendola tra quelle inserite nell’ apposito elenco che sarà pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico entro il giorno 20 dicembre 2017. La nuova edizione del bando mette a disposizione due tipologie di voucher:

– Il primo voucher “early stage” è di importo pari a 10.000 euro (ridotto 8.000 euro per le imprese già beneficiarie della prima edizione del voucher), a fronte di un contratto di servizio di importo almeno pari, al netto dell’IVA, a 13.000 euro e di durata non inferiore a 6 mesi.

– Il secondo voucher “advanced stage” è di importo pari a 15.000 euro, a fronte di un contratto di servizio di importo almeno pari, al netto dell’IVA, a 25.000 euro e di durata non inferiore a 12 mesi.
Per i beneficiari del voucher “advanced stage” è prevista la possibilità di incrementare l’importo del contributo con ulteriori 15.000 euro, a fronte del raggiungimento dei seguenti obiettivi in termini di volumi di vendita all’estero:
– il volume d’affari derivante da operazioni verso Paesi esteri registrato nel corso del 2018 e fino al 31 marzo 2019, deve essere almeno pari al 15% in più rispetto al 2017;
-l’incidenza percentuale del volume d’affari derivante da operazioni verso Paesi esteri nel corso del 2018 e fino al 31 marzo 2019, deve essere almeno pari al 6% rispetto al totale del volume d’affari.

Dotazione finanziaria

Per la nuova edizione del bando, il budget complessivo disponibile ammonta a 26 milioni di euro(6 milioni sono i fondi destinati esclusivamente alle imprese ubicate nelle regioni Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia).

Chi può partecipare

Al bando 2017 potranno partecipare le PMI (costituite in qualsiasi forma societaria), operanti in tutti i settori di attività, ad eccezione della produzione primaria di prodotti agricoli e che abbiano conseguito un importo dei ricavi pari almeno a 500.000 euro con riferimento all’ultimo esercizio contabile chiuso (per le startup e le PMI innovativa non è richiesto quest’ultimo criterio).
Per essere ammesse alla data di presentazione delle domande, inoltre, le imprese richiedenti dovranno essere in stato di attività e iscritte al Registro delle imprese ed in regola con il versamento dei contributi previdenziali.

Come presentare le domande

Le domande di accesso alle agevolazioni dovranno essere presentate, esclusivamente tramite la procedura informatica accessibile nell’apposita sezione “Voucher per l’internazionalizzazione” del sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico (www.mise.gov.it), previa identificazione e autenticazione tramite la Carta nazionale dei servizi.
L’invio delle domande potrà avvenire a partire dalle ore 10.00 del 28 novembre 2017 e fino alle ore 16.00 del 1° dicembre 2017 (la compilazione sarà possibile a partire dalle ore 10.00 del 21 novembre 2017), salvo chiusura anticipata per esaurimento risorse.
Ciascuna PMI potrà presentare un’unica domanda di accesso alle agevolazioni, pena l’esclusione di tutte le domande trasmesse.
Le domande di inserimento nel elenco dei Temporary Export Manager potranno essere presentate a partire dalle ore 10:00 del 16 ottobre 2017 e fino alle ore 16:00 del 31 ottobre 2017.

Adempimenti antiriciclaggio

agosto 18, 2017

Anche se la normativa per la lotta al riciclaggio di denaro risale al 2002, molti imprenditori non la conoscono, anche perché scarsamente pubblicizzata in ambito istituzionale.

La Legge 656/2002 istituisce delle misure di prevenzione e lotta al riciclaggio di denaro, nonché alcune misure che riguardano la prevenzione e la lotta al terrorismo.

Le persone fisiche o giuridiche interessate sono le seguenti:
a) gli istituti di credito e le filiali in Romania di istituti di credito esteri;
b) le istituzioni finanziarie e filiali in Romania delle istituzioni finanziarie estere;
c) i gestori dei fondi di pensioni privati, per conto proprio e per i fondi di pensioni privati che gestiscono, gli agenti di marketing autorizzati / avvisati nel sistema pensionistico privato;
d) i casinò;
e) i revisori, le persone fisiche e giuridiche che offrono servizi di consulenza fiscale o contabile;
f) i notai, avvocati e altre persone che esercitano professioni giuridiche liberali, nel caso in cui offrono assistenza nella preparazione o esecuzione di operazioni per i loro clienti per l’acquisto o la vendita di immobili, azioni o quote sociali oppure elementi del fondo di commercio, la gestione di strumenti finanziari o di altri beni dei clienti, la costituzione o la gestione di conti bancari, di risparmi o di strumenti finanziari, l’organizzazione dei processi di sottoscrizione degli apporti necessari per la costituzione, funzionamento o amministrazione di una società, la costituzione o la gestione di aziende commerciali o di organismi di investimento collettivo in valori mobiliari o strutture analoghe o lo svolgimento, secondo la legge, di altre attività fiduciarie, o nei casi di rappresentanza dei clienti in qualsiasi operazione di natura finanziaria o che riguarda beni immobili;
g) i fornitori di servizi per le aziende e per le altre entità o persone giuridiche, diversi da quelli previsti dal comma e) o f);
h) i soggetti coinvolti nel processo di privatizzazione;
i) gli agenti immobiliari;
j) le associazioni e le fondazioni;
k) altre persone fisiche o giuridiche che vendono beni e / o servizi nella misura in cui
si basano su operazioni in contanti, in valuta locale o estera, il cui limite minimo rappresenta l’equivalente in RON di 15 000 euro, a prescindere se l’operazione viene eseguita in una singola transazione o diverse transazioni che appaiono collegate tra di loro.

Per una più facile comprensibilità abbiamo strutturato sotto gli obblighi da adempiere ai sensi della presente Legge:
1. La società deve depositare all’ONPCSB (Ufficio Nazionale per la Prevenzione del Riciclaggio di Denaro) la delibera di nomina del rappresentante nei rapporti con l’Ufficio.
2. La società deve predisporre delle procedure interne per identificazione e accettazione del cliente, che vengono comunicate ai dipendenti.
3. La società deve comunicare all’ONPCSB qualsiasi transazione esterna che supera (in una sola operazione o più operazioni collegate) l’importo di 15.000 euro o l’equivalente in qualsiasi valuta. A questo proposito si deve compilare e deporre all’Ufficio il modulo “Rapporto transazioni esterne”. La comunicazione deve essere effettuata entro e non oltre 10 giorni dall’esecuzione della transazione.
4. La società deve comunicare all’ONPCSB qualsiasi transazione in contanti che supera (in una sola operazione o più operazioni collegate) l’importo di 15.000 euro o l’equivalente in qualsiasi valuta. A questo proposito si deve compilare e deporre all’Ufficio il modulo “Rapporto transazioni in contanti”. La comunicazione deve essere effettuata entro e non oltre 10 giorni dall’esecuzione della transazione.
5. La società deve comunicare all’ONPCSB qualsiasi transazione, interna o esterna, a prescindere dell’importo, che desti sospetti di antiriciclaggio o finanziamento del terrorismo. A questo proposito si deve compilare e deporre all’Ufficio il modulo “Rapporto transazioni sospette”. Il rapporto sarà trasmesso all’Ufficio appena la società constata ragionevoli motivi di sospetto che l’operazione da eseguire ha come scopo il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo. Potranno, comunque, effettuare l’operazione senza avvisare l’Ufficio, se l’operazione deve essere eseguita immediatamente o se la mancata esecuzione impedirebbe il perseguimento dei beneficiari della transazione sospetta. Essi sono tuttavia tenuti a informare l’ufficio immediatamente dopo il compimento della transazione, ma non più tardi di 24 ore, indicando il motivo per cui non hanno informato.
6. La società deve elaborare delle misure standard di identificazione del cliente (l’obbligo del cliente di compilare la dichiarazione ai fini di antiriciclaggio) e creare un fascicolo che deve contenere come minimo: la dichiarazione del cliente, i documenti di riconoscimento di tutti i soci e amministratori della società e nel caso di soci persone giuridiche, le visure camerali. La società dovrà conservare i documenti per un l’intero periodo di svolgimento del rapporto e minimo 5 anni dalla sua cessazione.
7. Quando desta il sospetto di antiriciclaggio o finanziamento del terrorismo, la società deve applicare delle misure supplementari di identificazione del cliente (sollecito di documenti aggiuntivi), elaborate secondo le procedure interne.

Quando i soggetti della presente Legge hanno conoscenza che un’operazione da eseguire ha come scopo il riciclaggio di denaro, possono effettuare l’operazione senza avvisare l’Ufficio, se l’operazione deve essere eseguita immediatamente o se la mancata esecuzione impedirebbe il perseguimento dei beneficiari della transazione sospetta. Essi sono tuttavia tenuti a informare entro e non oltre 24 ore sulla transazione, indicando il motivo per cui non hanno informato in anticipo.

Il mancato, incompleto o tardivo compimento degli obblighi decorrenti dalla presente Legge sarà sanzionato con una multa che va da 10.000 a 50.000 lei.
La sanzione amministrativa potrà essere completata con le seguenti misure:
a) la confisca di beni destinati, usati o derivati dalla violazione;
b) la sospensione dell’avviso, accordo o autorizzazione ad esercitare un’attività o, se del caso, la sospensione del l’operatore economico di attività per un periodo da un mese a sei mesi;
c) il ritiro della licenza o autorizzazione per talune operazioni o per le attività di commercio estero per un periodo di un mese a sei mesi o permanentemente;
d) conto bancario bloccato per un periodo da 10 giorni a un mese;
e) la cancellazione della licenza, accordo o autorizzazione ad esercitare un’attività;
f) la chiusura dell’unità.

Tenuto conto che le sanzioni per i mancati adempimenti sono molto elevate, si invita gli interessati a verificare se nella Loro impresa sono state attuate tutte le misure necessarie previste dalla normativa.
Reconta Management Group

FINANZIAMENTI GOVERNAMENTALI PER LE MICROIMPRESE E PMI RUMENE

agosto 7, 2017

A partire dal mese di agosto 2017, il governo concederà per le aziende rumene 55.000-100.000 non rimborsabili, nell’ambito dei programmi “Commercio e Servizi” e “Microindustrializzazione”.

Il Programma “Commercio e Servizi” 2017:
Le piccole e medie imprese (PMI) in Romania potranno richiedere sovvenzioni da parte dello Stato fino a 250.000 lei (circa 55.000 euro) per investimenti.
Per ottenere il finanziamento, le imprese richiedenti devono soddisfare una serie di condizioni, tra le quali le più importanti sono:
– essere SRL o SRL-D;
– Al momento del deposito del piano di investimento deve essere passato almeno 1 anno civile dalla costituzione della società;
– aver ottenuto utile dall’attività operativa nell’esercizio precedente alla presentazione della domanda;
– sono persone giuridiche che hanno come attività principale la vendita di prodotti e servizi e attività di mercato così come previsti nella lista dei codici NACE ammissibili, disponibile per il download al seguente indirizzo: http://www.metodica.ro/img/anexa-1-list-CAEN-commercio-servizi-2017.pdf
– Codice CAEN per cui si richiede il finanziamento deve essere autorizzato da almeno tre mesi (tramite certificato rilasciato dal Registro del Commercio), la sola presenza del codice CAEN nel memorandum non significa che è autorizzato.
Categorie di costi eleggibili:
– attrezzature informatiche;
– lettori di barcode;
– bilance elettroniche;
– dispositivi elettronici fiscali;
– Macchinari e attrezzature tecnologiche;
– Carrelli elevatori;
– Beni immateriali: brevetti, licenze, franchising, software di commercio on-line;
– La certificazione del sistema di gestione della qualità;
– Costruzione di un sito;
– Attrezzature specifiche al fine di realizzare risparmi di energia;
– Consulenza per la redazione dei documenti;
Questo programma sarà lanciato il 16 agosto 2017 e la presentazione di progetti inizierà tra pochi giorni dopo il lancio.

Il Programma “Microindustrializzazione” 2017:
Attraverso questo programma, le aziende (SRL o SRL-D) riceveranno sovvenzioni da parte dello Stato fino a 450.000 lei (100.000 euro) per ognuna.
Le spese saranno sostenute da fondi propri o attraverso un prestito bancario, dopodiché il Governo rimborserà i costi.
In Bucarest e Ilfov potranno accedere al programma le microimprese e le piccole e medie imprese. Nel resto del paese solo le piccole e medie imprese sarnno in grado di accedere fondi.
Questo programma sarà lanciato il 21 agosto 2017 e la presentazione di progetti inizierà tra pochi giorni dopo il lancio.
I criteri di eleggibilità per le società richiedenti sono:
– Avere almeno un esercizio annuale chiuso alla data di apertura della registrazione elettronica del piano di investimento;
– Non avere debiti al erario dello Stato e alle amministrazioni locali, sia per la sede centrale che per tutte le sedi operative.
– I candidati che hanno rateazioni in corso non sono eleggibili.
Le seguenti categorie di spese sono eleggibili:
– Attrezzature e apparecchiature tecnologiche (macchinari e attrezzature di lavoro);
– Spazi di lavoro;
– Dispositivi e apparecchiature di misurazione;
– mezzi di trasporto (furgoni di categoria N1, N2, N3) strettamente connessi con il lavoro per il quale si richiede accesso al programma;
– Licenze, brevetti, franchising, software;
– Acquisto di attrezzature IT (comprese le licenze necessarie per condurre l’attività e sistemi audio-video);
– Mobili, macchinari di ufficio, sistemi di protezione dei valori umani e materiali;
– Costruire dei siti di presentazione (compreso il costo del dominio e l’acquisto di software per commercio online);
– Impianti specifici al fine di conseguire il risparmio energetico;
– Consulenza per la redazione dei documenti (business plan);
Saranno eleggibili per il Programma Microindustrializzazione 2017 solo le società che svolgono le seguenti attività in base ai gruppi CAEN:
• 10 Industria alimentare;
• 11 Produzione di bevande: eleggibile solo codice CAEN 1107 – Produzione di bibite analcoliche; produzione di acque minerali e di altre acque confinate all’interno del contenitore;
• 13 Industrie tessili;
• 14 Fabbricazione di articoli di abbigliamento;
• 15 Conciatura e lavorazione del cuoio; la fabbricazione di articoli da viaggio, borse, pelletteria e selleria; e tintura di pellicce;
• 16 Lavorazione del legno, produzione di articoli di legno e sughero, esclusi mobili; fabbricazione di articoli di paglia, vimini e altri materiali da intreccio;
• 17 Fabbricazione di carta e prodotti di carta;
• 22 Fabbricazione dei prodotti di gomma e materie plastiche;
• 23 Fabbricazione di altri prodotti di minerali non metalliferi;
• 24 Metallurgia;
• 25 Costruzioni metalliche e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, eccetto le società operanti nei codici CAEN al gruppo 254 Fabbricazione di armi e munizioni;
• 26 Fabbricazione di computer, elettronica e prodotti ottici;
• 27 Fabbricazione di apparecchiature elettriche;
• 28 Fabbricazione di macchinari e attrezzature NCA;
• 31 Fabbricazione di mobili;
• 32 Altre attività industriali NCA

Per entrambi i programmi, il finanziamento statale sarà di massimo 90% , gli imprenditori sosterranno almeno il 10% dell’investimento finale e l’IVA, che non rappresenta una spesa eleggibile (acquistando da aziende non registrate ai fini IVA, non si dovrà pagare IVA).

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