DICHIARAZIONE DEI REDDITI E QUADRO RW

agosto 1, 2017

La comunicazione sottostante riguarda gli adempimenti da parte di contribuenti fiscalmente residenti in Italia che possiedono beni e/o redditi all’estero tali da far scaturire obblighi fiscali in Italia.
Di seguito comunichiamo i due principali adempimenti a cui sono chiamati questi soggetti:
1. Pagamento delle imposte: negli ultimi giorni il termine di pagamento è stato prorogato al 21/08/2017. Ricordiamo che nel caso di redditi che per obbligo di legge vanno dichiarati in Italia, anche se percepiti all’estero, in contribuenti interessati devono predisporre il modello di dichiarazione dei redditi e pagare le imposte previste, dalle quali vengono detratte, secondo il meccanismo previsto dalla norma italiana, le imposte pagate all’estero.
La presente quindi vale quale informativa, al fine di portare a conoscenza questa scadenza, anche se ciò si ritiene superfluo, in quanto dovrebbe essere alla conoscenza di tutti.
2. Entro la data del 31/10/2017, i contribuenti interessati devono presentare il modello di dichiarazione dei redditi. Per coloro che hanno effettuato transazioni finanziarie (in entrata e uscita dall’Italia), oppure che possiedono beni immobili, attività finanziari (compreso quote sociali e finanziamenti fatti a società) e beni immobili, devono compilare all’interno della dichiarazione dei redditi un modulo speciale (quadro RW) nel quale vanno evidenziati tutti i dati richiesti relativamente a dette transazioni e detti beni.
Per la mancata presentazione di questo modulo sono previste sanzioni molto alte, nonché conseguenze di natura fiscale, certamente non auspicabili.
Pertanto, il nostro invito è quello di far partecipe delle attività estere il professionista che si occupa della Sua gestione fiscale in Italia.

Questa nostra comunicazione ha il solo scopo di sopperire alla mancata conoscenza degli obblighi e per questo motivo riteniamo che debba essere apprezzata.
Restiamo comunque a disposizione per ogni eventuale informazione aggiuntiva.

Reconta Management Group

PROROGA SCADENZA SANATORIA “VOLUNTARY DISCLOSURE”

agosto 1, 2017

Il termine per presentare la domanda di adesione alla “Voluntary Disclosure”, precedentemente fissata al 31 luglio, è stato prorogato fino a sabato, 30 settembre, con slittamento a lunedì 2 ottobre.
Le ricordiamo che questo condono riguarda la mancata compilazione del quadro RW nel caso di beni finanziari, beni immobili, quote sociali, etc, detenuti in paesi esteri.
Il Quadro RW è una parte della dichiarazione dei redditi che deve essere compilata in Italia dai residenti fiscali nel Paese, quando questi detengono beni in paesi esteri. Inoltre, questo condono va a sanare anche le eventuali infrazioni che sono state commesse in ordine alle normative fiscali e valutarie.
La nuova scadenza è il 02.10.2017.

SCADENZA 31.07.2017 SANATORIA “VOLUNTARY DISCLOSURE”

luglio 5, 2017

Il 31.07 p.v. scade il termine per la presentazione della sanatoria chiamata “Voluntary Disclosure”. Questo condono riguarda la mancata compilazione del quadro RW nel caso di beni finanziari, beni immobili, quote sociali, etc, detenuti in paesi esteri.
Il Quadro RW è una parte della dichiarazione dei redditi che deve essere compilata in Italia dai residenti fiscali nel Paese, quando questi detengono beni in paesi esteri. Inoltre, questo condono va a sanare anche le eventuali infrazioni che sono state commesse in ordine alle normative fiscali e valutarie.
Ricordiamo la scadenza: il 31.07.2017

Buone notizie per le aziende con i debiti a ANAF: In determinate condizioni, potranno usufruire di una rateizzazione.

aprile 27, 2017

Per gli obblighi amministrati da ANAF, l’organo fiscale competente può concedere il pagamento rateale degli stessi, eccetto gli interessi di mora relativi ai principali obblighi fiscali rateizzati per il quali è stata concessa la dilazione di pagamento per scopi di annullamento, ai sensi della legge.
La richiesta della rateizzazione degli obblighi fiscali dai contribuenti si fa deponendo un sollecito scritto in sede uffici ANAF di appartenenza oppure si comunica per via postale con ricevuta di ritorno.
Per i contribuenti che hanno stabilito sedi secondarie fiscalmente registrate, la domanda di rateizzazione dei pagamenti viene presentata sia per le passività fiscali dovuti dalla sede centrale che e per quelle delle sue sedi secondarie. La domanda va presentata alle autorità fiscali competenti per gestire il debito d’imposta del contribuente e viene analizzata sulla base degli obblighi totali dei contribuenti e delle loro sedi secondarie.
La richiesta del contribuente sarà risolta delle autorità fiscali competenti entro massimo 60 giorni dalla data della sua registrazione mediante l’emissione di una decisione di rateizzazione dei debiti fiscali insieme a una decisione di rinviare il pagamento delle sanzioni per tardivo pagamento, o con una decisione che respinge la richiesta di rateizzazione dei debiti tributari, a seconda dei casi.

1. I vantaggi della rateizzazione
a) si evita o si sospende l’esecuzione di:
– obblighi sequenziati – obblighi che costituiscono la condizione di mantenere la validità della rateizzazione (obblighi con scadenze di pagamento successivi alla comunicazione della rateizzazione, le differenze risultanti dalle dichiarazioni rettificative, passività in essere non estinte alla data della comunicazione della decisione di rateizzazione e non incluse nella pianificazione, obblighi per i quali la sospensione della riscossione è cessata dopo la comunicazione della rateizzazione, ecc) a seconda del tipo di riscossione applicata, la sospensione produce i seguenti effetti:
● nel caso di pignoramento bancario:
– la continuazione del pignoramento degli importi sospesi nel conto alla data della comunicazione della sospensione, il contribuente potendo effettuare dei pagamenti solo per tali obblighi di cui dipende il mantenimento della rateizzazione; – la cessazione del pignoramento per quanto riguarda gli incassi futuri.
● nel caso di terzi pignorati – la terminazione del pignoramento per gli importi dovuti dal contribuente.
● nel caso di sequestri – la cessazione del procedimento di preclusione sui beni soggetti alla preclusione.
b) la possibilità di partecipare a gare e bandi pubblici perché gli obblighi fiscali rateizzati non sono considerati debiti fiscali in corso, se rientrano nella scadenza prevista nel grafico di rateizzazione;
c) la dilazione delle sanzioni per tardivo pagamento dei debiti tributari sequenziato, ai fini dell’annullamento alla scadenza della rateizzazione;
d) nel periodo dello svolgimento del piano di rateizzazione non verranno calcolate delle sanzioni e delle penalità per il tardivo pagamento, eccetto le sanzioni il tardivo pagamento della rata.

2. Condizioni cumulative di accesso alla rateizzazione
– il richiedente deve aver presentato tutte le dichiarazioni fiscali (alla data dell’erogazione dell’atestato fiscale);
– il richiedente si trova in difficoltà dovute alla temporanea mancanza di liquidità;
– il richiedente deve avere la capacità finanziaria per pagare nel periodo di rateizzazione;
– il richiedente non può essere in procedura di insolvenza o dissoluzione;
– non è stata stabilita la responsabilità ai sensi delle leggi in materia di insolvenza e / o la responsabilità solidale, secondo il Codice Fiscale procedura. Se le disposizioni che stabiliscono la responsabilità sono finali nel sistema amministrativo e giudiziario delle vie giurisdizionali, e l’importo è stato pagato, la condizione si considera soddisfatta;
– hanno presentato la garanzia.

3. Note sulle garanzie
Tipologie di garanzie:
– importi registrati al nome del contribuente resi disponibili alle autorità fiscali in un’unità di Tesoreria dello Stato o una lettera di polizza di garanzia bancaria / polizza di assicurazione-garanzia , il cui importo deve coprire l’intero importo rateizzato e gli interessi, per l’intero periodo della rateizzazione;
– sequestro preventivo imposto sui beni del contribuente;
– contratto di mutuo o di pegno a favore dell’organo fiscale, avente come oggetto beni immobili di terzi, senza oneri, ad eccezione degli sequestri applicati dall’autorità fiscale, se il valore dei beni copre le obbligazioni dei terzi e il debito totale da rateizzare. In questo caso, l’ipoteca viene stabilita solo per un singolo contribuente. Il valore delle garanzie reali devono coprire gli importi rateizzati, gli interessi per il periodo di rateizzazione, e un percentuale fino al 16%, a seconda del periodo di rateizzazione (2,3,4 o 5 anni).
Nel caso di ipoteca immobiliare, il bene deve essere nel periodo di funzionamento, ai sensi della Legge. 15/1994. Tale bene è comunque ammesso solo se sottoposto ad una perizia di valutazione in base alle regole contabili. Nella situazione in cui il bene sia già stato ipotecato o pignorato, il suo valore deve coprire sia il valore dell’ipoteca già costituita che gli obblighi rateizzati.

4. Situazioni specifiche
Salvo le situazioni in cui i contribuenti-persone giuridiche che per legge (articolo 193 par. (3) del Codice di procedura fiscale.) non hanno l’obbligo di costituire delle garanzie (enti pubblici, servizi pubblici autonomi costituiti tramite una legge organica, le unità e le istituzioni ricerca di diritto pubblico, istituti di istruzione superiore statale), la legislazione distingue diverse situazioni in cui si può concedere il pagamento rateale, a seconda dello stato del patrimonio del contribuente e degli obblighi di pagamento, vale a dire:
A. Soggetti giuridici con degli obblighi fiscali entro 20.000 lei, esenti dalla costituzione delle garanzie;
– Periodo di rateizzazione – non più di cinque anni;
– Può beneficiare di pagamento differito delle sanzioni per tardivo pagamento degli oneri tributari rateizzati, ai fini della cancellazione.
B. Soggetti giuridici con degli obblighi fiscali pari a / oltre 20.000 lei, obbligati alla costituzione delle garanzie;
– Periodo di rateizzazione – non più di cinque anni;
– Può beneficiare di pagamento differito delle sanzioni per tardivo pagamento degli oneri tributari rateizzati, ai fini della cancellazione.
C. Debitori che non possiedono beni immobili e non costituiscono garanzie
– periodo di rateizzazione – massimo 6 mesi (a prescindere dall’importo delle passività fiscali);
– le sanzioni per il tardivo pagamento dei debiti tributari principali – non differite e incluse nella rateizzazione, quindi non cancellabili.
D. Debitori che possiedono proprietà, ma sono insufficienti a fornire garanzie giuridiche – costituiscono una garanzia del valore delle attività detenute;
– Periodo di rinegoziazione – non più di cinque anni (a prescindere dall’importo delle passività fiscali);
– le sanzioni per il tardivo pagamento dei debiti tributari principali – non differite e incluse nella rateizzazione, quindi non cancellabili.
E. Debitori che, anche se in possesso di beni patrimoniali, non possono costituire garanzie in quanto ipotecati/pignorati per il loro intero valore a favore di altri creditori e non posso costituire nessuna garanzia fornita loro da un terzo
– il periodo di rateizzazione – non più di sei mesi (a prescindere dall’importo delle passività fiscali);
– le sanzioni per il tardivo pagamento dei debiti tributari principali – non differite e incluse nella rateizzazione, quindi non cancellabili.

5. Disposizioni particolari applicabili ai contribuenti classificati come un basso rischio fiscale
● criteri di classificazione in questa categoria:
– nessun reato iscritto nella fedina fiscale (cazier fiscal);
– nessuno degli amministratori non ha tenuto negli ultimi cinque anni, la qualità di amministratore delle persone giuridiche liquidate per le quali sono rimasti obblighi fiscali non pagati;
– non sono registrati nel Registro del Commercio come temporaneamente inattivi;
– non hanno degli obblighi fiscali pendenti per un periodo superiore a 6 mesi;
– non hanno registrato perdite in nessuno degli ultimi 3 anni consecutivi – sono stati costituiti almeno 12 mesi prima del deposito della richiesta.
● condizioni di concessione della rateizzazione:
– Deposito della domanda;
– Condizioni generali (eccetto la condizione relativa alla difficoltà finanziaria);
– Garanzia: il 20% delle garanzie previste come regola generale.
– Concessione rateizzazione – fino a 12 mesi.
In questo caso, il contribuente usufruisce del pagamento differito delle sanzioni per tardivo pagamento dei debiti tributari rateizzati, ai fini della cancellazione al termine della rateizzazione.

A cura di Daniela Minculescu

Fonte: DJPF Galati

Novita fiscali 2017

gennaio 19, 2017

Dall’inizio del 2017 entrano in vigore numerose ed importanti modifiche fiscali.

1. A partire dal 01.01.2017 viene ridotto il tasso IVA standard dal 20% al 19% , come previsto dalla Legge Fiscale all’art. 291.

2. l’Ordinanza del Governo 84/2016 pubblicata a Dicembre ha portato altre modifiche:
a) E’ stato inserito un nuovo regime speciale IVA per gli agricoltori. La percentuale di compensazione forfettaria dell’IVA, ovvero la percentuale dell’IVA che verrà scalata dal totale dell’aliquota in questo nuovo regime, è pari all’1%per il 2017, al 4% per il 2018 e all’8% dal 2019.

b) Si estendono per un periodo indeterminato le agevolazioni per il profitto reinvestito in attrezzature tecnologiche, computer e periferiche, macchinari di cassa, controllo e fatturazione, nel software e per il diritto di utilizzare il software.

c) Sono introdotte misure meno restrittive sulla detrazione dell’IVA per il contribuente che ha la registrazione nel campo IVA annullata dall’ufficio dalle autorità fiscali, infatti:
– la società può esercitare il suo diritto di detrazione per gli acquisti di beni e / o servizi effettuati nel periodo in cui il codice di registrazione IVA e’ stato annullato, indicando l’importo dell’ imposta nella prima dichiarazione IVA presentata dopo la registrazione.
– I beneficiari hanno diritto di detrarre l’IVA dopo la ri-registrazione nel campo IVA del fornitore che precedentemente non aveva il numero della partita IVA valido.

d) Le microimprese possono scegliere di pagare l’imposta sul profitto se il capitale sociale versato è di minimo di 45.000 lei (precedentemente l’importo minimo era di 25.000 euro).

e) E’ stata abrogata la prevista norma sull’obbligo di registrazione nel ROI (Registro degli Operatori Intracomunitari) per le società che fanno transazioni con i partner commerciali di altri Stati membri.

f) Si stabilisce espressamente che i pagamenti effettuati ai lavoratori giornalieri non rientrano nell’ambito di applicazione delle assicurazioni sociali obbligatorie.

3. Tra le nuove misure menzioniamo anche la decisione del governo HG 1/2017 in merito all’innalzamento dello stipendio minimo a partire dal 1 Febbraio 2017 che diventerà di 1450 ron.

4. Inoltre è stata introdotta la Legge 1/2017, con cui sono state rimosse 102 tasse non fiscali, tra cui la tassa radiotelevisiva pagata finora dalle persone fisiche e dalle aziende.

ROMANIA FRA LUCI ED OMBRE:

novembre 4, 2016

il rapporto annuale Doing Business della Banca Mondiale: Avviare un’impresa in Romania è diventato più difficile, ma sono migliorate le condizioni per il pagamento delle tasse
Secondo il rapporto Doing Business della Banca Mondiale per l’anno 2017, avviare un business in Romania sarà più difficile per via degli adempimenti burocratici per la registrazione dell’impresa ai fini IVA, però si menzionano anche gli importanti progressi per quanto riguarda le agevolazioni nel pagamento delle tasse.
La Banca mondiale considera che un ambiente favorevole per gli imprenditori porta dei benefici a tutti. Da una parte ci sono quelli che hanno idee negli affari e gli si offre l’opportunità di svilupparle, dall’altra parte tutti i cittadini che beneficiano dei riflessi positivi sul mercato del lavoro, facilitando così le assunzioni ma anche l’aumento degli stipendi.
La classifica Doing Business prende in considerazione la facilità con cui si può svolgere un’attività commerciale e analizza vari criteri, come “Avviare un’impresa”, “Ottenere le autorizzazioni”, “Accesso al finanziamento”, “Fiscalità”, “Accesso ai mercati”, “Le procedure di insolvenza”, ecc. La classifica si riferisce alle piccole e medie imprese che si trovano nel loro secondo anno di attività economica.
Di un totale di 190 Paesi, la Romania è salita di una posizione nella classifica della Banca Mondiale, dalla posizione 37 occupata nell’anno precedente alla posizione 36.
Al capitolo “Avviare un’impresa” la Romania ha perso 11 posizioni rispetto all’anno scorso. Il rapporto specifica che questa discesa è dovuta all’aumento del tempo necessario per la registrazione ai fini IVA. Secondo il rapporto della Banca Mondiale, la durata media è salita a 12 giorni, rispetto a 8 giorni dell’anno scorso.
Allo stesso tempo, la Romania ha perso altre due posizioni alla categoria “Proteggere gli interessi degli azionari minoritari” e una posizione alle categorie “Registrazione della proprietà” e “Risoluzione delle insolvenze”.
E’ salita invece di 4 posti al capitolo “Pagamento delle tasse” e si mantiene sulla stessa posizione per “Autorizzazioni edilizie”, “Commercio”, e “Solidità dei contratti”.
“Pagamento delle tasse fa riferimento al numero di pagamenti annuali (14), il tempo necessario per eseguirli (161 ore), il percentuale totale della tassazione sull’utile, le dichiarazioni fiscali ulteriori, il tempo necessario per un rimborso IVA, il tempo impiegato per ottenere il rimborso IVA, il tempo necessario per un’ispezione fiscale riguardante l’imposta sull’utile. La spiegazione per la salita nella classifica al capitolo “Pagamento delle tasse” deriva dal fatto che l’aliquota dei contributi sociali dovuti dalle imprese è diminuita di 5 punti percentuali.
Nella classifica, la Romania si trova dietro ad altri stati est-europei come Polonia (24), la Repubblica Ceca (27), Slovenia (30), Slovacchia (33) e davanti alla Bulgaria (39) e Ungheria (41).
Nella stessa classifica a livello mondiale il podio è occupato dalla Nuova Zelanda, Singapore e Danimarca.

REGIME AGEVOLATO PER LE BRANCH EXEMPTION… FINALMENTE!!!

novembre 4, 2016

Con il decreto internazionalizzazione è stato introdotto il regime di esenzione dalla tassazione degli utili delle sedi estere di imprese residenti in Italia.

Nello specifico:

• Una volta scelta l’opzione per l’applicazione della branch exemption (ovvero questo nuovo regime di esenzione), i redditi della branch di imprese residenti in Italia sono tassati ESCLUSIVAMENTE nel Paese estero in base al reddito prodotto in quel paese.

Da ciò deriva che:

• Le imprese senza opzione per la branch exemption avranno gli utili tassabili e le perdite deducibili, secondo la normativa fiscale domestica.

• Le imprese con opzione per la branch exemption avranno gli utili esenti e le perdite indeducibili.

Il “decreto internazionalizzazione” stabilisce anche l’irrevocabilità di questa nuova opzione, ovvero:

• Una volta scelta l’opzione per la branch exemption, il regime di tassazione ordinario NON è più applicabile

• Tuttavia, l’opzione si può estinguere nei seguenti casi:

o La branch estera venga dismessa;

o Il soggetto che ha originariamente scelto quest’opzione si estingua

o La branch venga ceduta ad un soggetto che non ha optato per la branch exemption

Con certezza, aldilà della esenzione in sé e per sé, questa novità costituirà attrazione per l’imprenditore italiano razionalizzando l’iter della internazionalizzazione d’impresa, ed evitando il numeroso contenzioso con il fisco.

La riflessione da fare sarà quindi:

• Costituzione di “newco” estera o branch?

Lasciamo riflettere gli interessati e restiamo a disposizione per rispondere alle perplessità…………… crediamo numerose.

MODIFICATE IN ITALIA LE NORME SUL DISTACCO DEI LAVORATORI NELL’AMBITO DI UNA PRESTAZIONE DI SERVIZI

agosto 12, 2016

E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 21.7.2016 il Decreto Legislativo n. 136/2016, in: “Attuazione della direttiva 2014/67/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, concernente l’applicazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi e recante modifica del regolamento (UE) n. 1024/2012 relativo alla cooperazione amministrativa attraverso il sistema di informazione del mercato interno («regolamento IMI»)”.

Detta norma è importante in quanto molte imprese della Romania adottano l’istituto del distacco dei lavoratori in Italia.
Per “lavoratore distaccato” si intende il lavoratore abitualmente occupato in un altro stato membro che , per un periodo limitato, predeterminato o predeterminabile con riferimento ad un evento futuro e certo, svolge il proprio lavoro in Italia.

I soggetti interessati dal presente decreto sono:
1) le imprese stabilite in un altro Stato membro che, nell’ambito di una prestazione di servizi, distaccano in Italia uno o più lavoratori in favore di un’altra impresa, anche appartenente allo stesso gruppo, o di un’altra unità produttiva o di un altro destinatario, a condizione che durante il periodo del distacco, continui a esistere un rapporto di lavoro con il lavoratore distaccato.
2) Le agenzie di somministrazione di lavoro stabilite in un altro Stato membro che distaccano lavoratori presso un’impresa utilizzatrice avente la propria sede o un’unità produttiva in Italia.

Il Decreto mira a contrastare il fenomeno del distacco abusivo individuando i distacchi reali da quelli non genuini.
Vengono individuati puntuali criteri volti ad accertare l’autenticità del distacco e la reale ed effettiva consistenza dell’azienda che distacca (es.: il numero dei contratti eseguiti, l’ammontare del fatturato, ecc.).

In particolare all’articolo 3 si prevedono elementi di accertamento quali:
a) il luogo in cui l’impresa ha la propria sede legale e amministrativa, i propri uffici, reparti o unità produttive;
b) il luogo in cui l’impresa è registrata alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura o, ove sia richiesto in ragione dell’attività svolta, ad un albo professionale;
c) il luogo in cui i lavoratori sono assunti e quello da cui sono distaccati;
d) la disciplina applicabile ai contratti conclusi dall’impresa distaccante con i suoi clienti e con i suoi lavoratori;
e) il luogo in cui l’impresa esercita la propria attività economica principale e in cui risulta occupato il suo personale amministrativo;
f) il numero dei contratti eseguiti o l’ammontare del fatturato realizzato dall’impresa nello Stato membro di stabilimento, tenendo conto della specificita’ delle piccole e medie imprese e di quelle di nuova costituzione;
g) ogni altro elemento utile alla valutazione complessiva.

Al fine di accertare se il lavoratore è distaccato si valutano i seguenti elementi:
a) il contenuto, la natura e le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa e la retribuzione del lavoratore;
b) la circostanza che il lavoratore eserciti abitualmente la propria attività nello Stato membro da cui è stato distaccato;
c) la temporaneità dell’attività lavorativa svolta in Italia;
d) la data di inizio del distacco; e) la circostanza che il lavoratore sia tornato o si preveda che torni a prestare la sua attivita’ nello Stato membro da cui e’ stato distaccato;
f) la circostanza che il datore di lavoro che distacca il lavoratore provveda alle spese di viaggio, vitto o alloggio e le modalita’ di pagamento o rimborso;
g) eventuali periodi precedenti in cui la medesima attivita’ e’ stata svolta dallo stesso o da un altro lavoratore distaccato;
h) l’esistenza del certificato relativo alla legislazione di sicurezza sociale applicabile;
i) ogni altro elemento utile alla valutazione complessiva.

Se si accerta che il distacco non è autentico , si prevedono sanzioni pecuniarie (max. € 50.000) ed il lavoratore si considera alle dipendenze dell’utilizzatore (art. 3). Nel caso di distacco, vige comunque la responsabilità solidale dell’utilizzatore in caso di inadempimento degli obblighi retributivi e contributivi da parte del distaccante, anche in caso di somministrazione transnazionale.

Quali obblighi amministrativi si prevede che:
1) l’impresa che distacca lavoratori in Italia deve comunicare al Ministero del Lavoro, 24 ore prima l’inizio del distacco, una serie di informazioni (dati identificativi del distaccante, numero e generalità lavoratori distaccati, data inizio, fine e durata distacco, luogo svolgimento servizi, dati soggetto distaccatario, tipologia servizi, numero di autorizzazione, dati del referente in Italia). In caso di omissione, sanzione fino a € 500 per ogni lavoratore.
2) l’impresa distaccante in costanza di rapporto e fino a due anni dalla fine del distacco, conservi, predisponendone copia in italiano del contratto di lavoro, della busta paga, della documentazione attestante il pagamento della retribuzione, ecc. In caso di omissione, sanzioni fino a € 3.000 per ogni lavoratore.
3) l’impresa distaccante nomini un referente in Italia, incaricato di inviare e ricevere i documenti (in difetto si considera l’utilizzatore) e di trattare con le parti sociali per la contrattazione di secondo livello. In caso di omissione, sanzione fino a € 6.000.

Reconta Management Group srl

LA FORMA SEMPLIFICATA DEL MODULO 088

agosto 2, 2016

A partire dal 1 agosto 2016 entrerà in vigore la forma semplificata del modulo 088.
Nella Gazzetta Ufficiale n. 533 del 15 luglio 2016 è stato pubblicato l’Ordine ANAF 2048/2016 che riguarda l’approvazione del modulo (088) “Dichiarazione sulla propria responsabilità per valutare l’intenzione e la capacità di svolgere attività economiche nel campo dell’IVA”.
Così, a partire dal 1 agosto 2016, ci sarà un modulo 088 semplificato, con meno domande e meno documenti che accompagneranno la dichiarazione.

I documenti che accompagneranno la dichiarazione 088, a partire dal 1 Agosto, saranno:

Tutti quelli necessari per giustificare il tipo di attività svolta fuori dalla sede legale / professionale e sedi secondarie;
– Tutti quelli atti a dimostrare il tipo di visto e lo scopo del soggiorno in Romania degli amministratori cittadini extracomunitari (non-UE);
– Il contratto di prestazione di servizi stipulato dal contribuente con il fornitore di servizi contabili;
– Il contratto di prestazione di servizi stipulato dal contribuente con il fornitore di servizi nel campo della fornitura di personale qualificato
.

I documenti non che si devono più allegare alla dichiarazione 088 sono i seguenti:

l’atto che riguarda la sede sociale;
– l’atto che riguarda la sede secondaria;
– l’atto che riguarda il domicilio fiscale;
– I contratti di lavoro;
– I documenti dei redditi degli amministratori / soci per gli ultimi 12 mesi;
– Gli estratti conto;
– I diplomi degli amministratori / soci.

Le nuove richieste da inserire nella dichiarazione 088 semplificata, sono:

– Specificare se si possiedono i beni necessari per svolgere l’oggetto principale di attività;
– Indicare se si faranno o se si intende fare nei successivi 12 mesi operazioni intracomunitarie e / o acquisizioni di beni / servizi e / o consegne di beni / prestazioni di servizi al di fuori dell’UE;
– Redigere una breve presentazione della propria attività economica o di quella che si intenderà svolgere, indicando i principali clienti / fornitori.

Le semplificazioni più importanti saranno:

I redditi degli amministratori/soci saranno a categorie generiche senza specificare gli importi;Sarà più facile dichiarare le situazioni di insolvenza;
– Non saranno più richieste le informazioni personali sui soci e gli amministratori che hanno avuto questo carico negli ultimi cinque anni in aziende con debiti verso lo Stato;
– Non saranno più necessarie le informazioni personali sugli atti che riguardano la violazione del casellario fiscale dei soci ed amministratori;
– Si elimina la necessità di nominare tre persone per fornire informazioni sugli amministratori del contribuente;
– Si elimina la necessità di specificare gli indicatori dei conti economici realizzati dei soci e degli amministratori;
– Non vengono più richieste le informazioni sulla qualità di socio e/o amministratore in altre aziende, negli ultimi cinque anni.

Un altro cambiamento importante riguarda il fatto che si rinuncia al modulo 088 quando una società cambia la sua sede legale o gli amministratori e / o soci.

In accordo con l’OPANAF nr. 2.048/2016, per le aziende che sono già registrate nel campo del’IVA, il modulo 088 è richiesto dall’autorità fiscale competente solo nel caso in cui l’azienda rappresenti un rischio fiscale, a seguito della selezione effettuata automaticamente attraverso applicazione software sviluppata centralmente, nella base dei criteri stabiliti dall’organo fiscale per questo scopo.

Reconta Management Group srl

COMUNICATO STAMPA GIUGNO 2016 (*)

giugno 21, 2016

a cura di Claudio Pucci

In Italia pressione fiscale al 43,8% del pil, in Germania al 39,6%, in Gran Bretagna al 34,8% e negli Stati Uniti al 26,4%. Ma il giro di vite fiscale e le casse statali gonfie non hanno contenuto l’allargamento del buco nel bilancio dello Stato. Lo studio dell’associazione sul confronto internazionale tra tributi versati dai contribuenti e conti pubblici. Il Vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci: “Le tasse extralarge sono il principale ostacolo alla crescita economica. Bene il governo con la cancellazione dell’Irap sul costo lavoro, ma non basta“. Nei prossimi giorni un documento al governo con le proposte per le pmi: via l’Irap e via gli studi di settore, flat tax. Meno tasse sulle persone fisiche con due sole aliquote al 25% e al 37% (e no tax area fino a 10mila euro).

Più tasse e più soldi nelle casse statali che non si sono tradotti, per l’Italia, in un miglioramento dei conti pubblici. Negli ultimi 10 anni, i contribuenti del nostro Paese hanno visto crescere enormemente il peso delle tasse senza riscontrare un andamento virtuoso delle finanze pubbliche: la pressione fiscale era al 39,1% del prodotto interno lordo nel 2005 ed è progressivamente salita fino ad attestarsi al 43,5% nel 2015; e contemporaneamente sono aumenti gli incassi per lo Stato, passati dal 42,5% del pil al 47,6%; un incremento di balzelli ed entrate a cui non ha fatto seguito un contenimento del debito, schizzato al 132,7% del pil nel 2015 rispetto al 101,9% del 2005. Impietoso il confronto con altri paesi: in Germania la pressione fiscale è passata dal 38,4% al 39,6% del pil, il debito pubblico dal 66,9% al 71,2%; nella media dell’area euro il peso delle tasse è passato dal 39,4% al 41,%; il debito degli Stati dal 62,1% all’83,3%; in Gran Bretagna, il fisco è salito dal 35,7% al 34,8% e il “rosso” nei conti dello Stato dal 41,5% all’89,2%; negli Stati Uniti, il prelievo fiscale è rimasto sostanzialmente invariato, dal 26,3% al 26,4% con il debito salito dal 66,9% al 113,6% del pil Usa.

E’ quanto emerge da una analisi del Centro studi di Unimpresa secondo cui in Italia si registra il livello più alto sia per le imposte sui consumi (Iva), con un’aliquota massima al 22%; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un’aliquota massima al 48,9%; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un’aliquota massima al 31,4%.

Secondo lo studio di Unimpresa “Pressione fiscale e conti pubblici nel confronto internazionale”, che contiene elaborazioni di dati della Banca d’Italia, in Italia il giro di vite fiscale e le casse statali gonfie non hanno contenuto l’allargamento del buco nel bilancio dello Stato. Nel 2005 la pressione fiscale era al 39,1%: da quel momento la corsa all’insù non si è mai fermata con il picco massimo al 43,6% raggiunto nel triennio 2012-2013-2014; lo scorso anno una lieve flessione al 43,5%. Una analoga impennata è quelle registrata sul versante delle entrate che 10 anni fa erano al 42,5% del pil e nel 2014 hanno raggiunto il livello più alto al 47,7% per poi ridursi dello 0,1% al 47,6% nel 2015.

L’anno scorso, invece, è stato toccato il record del periodo sotto esame sul versante del rapporto tra debito e pil: 132,7%; nel 2005 la percentuale si attestava al 101,9% ed è poi scesa solo nel 2007, quando si è fermata al 99,9%. Un livello altamente superiore alla media registrata in Europa (sia nell’area euro sia tra i paesi che non adottano la moneta unica) e anche negli Stati Uniti d’America. Nella media dell’area euro (esclusa l’Italia) il rapporto tra debito e pil si è attestato all’83,3% nel 2015, quando la pressione fiscale era al 41% e le entrate pubbliche al 46,3%; nel 2005, il rapporto tra debito e pil era ad appena il 62,1%, il prelievo tributario al 39,4% e gli incassi statali al 44,3%. Impietoso il paragone con i paesi anglosassoni; in Gran Bretagna, lo scorso anno il peso delle tasse era al 34,8%, le entrate al 38,8% e il debito all’89,2%; negli Usa, 26,4% di tasse (2014), 33,1% di entrate (2014) e 111,7% di debito (2015). Anche limitando l’analisi ai paesi dell’area euro e più vicini, il confronto vede l’Italia in cima alla classifica per il maggior peso tributario: in Germania lo scorso anno le tasse erano al 39,6% del pil, le entrate al 44,6% e il debito al 71,2%; solo la Francia è più vicina ai nostri valori: il prelievo fiscale dei contribuenti transalpini si attesta al 47,8% (più alto dell’Italia) e le entrate al 53,2%, ma l’aggravio tiene il debito al 95,8% del pil.

PUCCI: “TASSE EXTRALARGE PRINCIPALE OSTACOLO ALLA CRESCITA ECONOMICA”

La pressione fiscale è il principale ostacolo alla crescita economica del nostro Paese” commenta il Vicepresidente di Unimpresa con delega al fisco e ai bilanci, Claudio Pucci. “Un primo passo è stato attuato con le modifiche introdotte dal governo attualmente in carica – spiega Pucci – che ha abolito l’Irap sul costo del lavoro. Tuttavia, continua a permanere l’incidenza di una imposta che non ha nessuna ragione di esistere, se non quella di fare cassa“. Il Vicepresidente di Unimpresa spiega, poi, che “tra i problemi e limiti delle imprese italiane c’è quello dell’internazionalizzazione, che non vuol dire semplicemente delocalizzare la produzione. Il nostro sistema fiscale ha introdotto una serie di normative antielusione che rappresentano un serio ostacolo per l’imprenditore creando anche qui una distorsione rispetto alle grandi imprese che sono strutturate per far fronte alle presunzioni di tali strumenti di accertamento, magari sfruttando le norme relative alla exit tax, all’ estorsione e al transfer price”.

IVA, IRPEF E IRES: IN ITALIA E’ RECORD DI BALZELLI
Secondo il rapporto di Unimpresa, in Italia si registra il livello più alto per tutte le categorie dei prelievi fiscali principali: nel nostro Paese è record sia per le imposte sui consumi (Iva) con una aliquota massima del 22% da confrontare col 21,4% della media dell’Unione europea e col 20,8% della media dell’area euro; sia per le imposte personali sul reddito (Irpef), con un’aliquota al 48,9% da paragonare al 39,3% della media Ue e col 42,1% della media dell’area euro; sia per le imposte sul reddito delle società (Ires), con un’aliquota al 31,4% più alta del 22,8% della media dell’Unione europea e del 24,6% della media dell’area euro.

DOCUMENTO AL GOVERNO: UN PIANO IN 6 PUNTI PER RIFORMARE IL FISCO
Nelle prossime settimane Unimpresa invierà un’ articolata proposta in materia fiscale a governo e Parlamento. Il progetto elaborato dall’associazione si divide in sei punti: abolizione dell’Irap; cancellazione degli studi di settore; introduzione di una flat tax per le micro, piccole e medie imprese; diminuzione del carico tributario sui redditi personali con la previsione di due sole aliquote (25% e 37% oltre a una no tax area fino a 10mila euro); tassazione delle rendite finanziarie con prelievo al 20% sui capital gain e al 12,5% sui titoli di Stato; eliminazione delle norme relative alle attività estere della piccola impresa.

(*) Testo-intervento di Claudio Pucci ripreso nel comunicato stampa Unimpresa.

Il link che segue rimanda alle testate e media che hanno riportato l’intervento.

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http://www.milanofinanza.it/news/italia-unimpresa-tasse-piu-alte-d-europa-201606131143307113

http://www.metronews.it/16/06/12/italiani-tartassati-ma-deficit-si-aggrava.html

http://www.iltempo.it/adn-kronos/2016/06/12/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa-2-1.1548965

http://www.sassarinotizie.com/24ore-articolo-371978-crisi_unimpresa_su_tasse_e_debito_italia_supera_europa_e_usa_2.aspx

https://it.finance.yahoo.com/notizie/unimpresa-su-tasse-e-debito-pubblico-italia-supera-112218775.html

https://it.finance.yahoo.com/notizie/unimpresa-su-tasse-e-debito-pubblico-italia-supera-112019460.html
https://it.finance.yahoo.com/notizie/leva-3-decadenza-tasse-11-110000053.html

http://247.libero.it/rfocus/26328825/1/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa-2/

http://www.cataniaoggi.it/2016/06/12/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa-2/
http://www.impresacity.it/economia/7173/unimpresa-apre-sede-a-dubai-eau-nuovo-canale-per-le-pmi-italiane.html

https://www.giornaledellepmi.it/unimpresa-su-tasse-e-debito-pubblico-litalia-supera-europa-e-usa/
http://www.focus.it/adn-kronos/ultima-ora/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa

http://www.ilmeteo.it/notizie/italia/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa–500406

http://www.makemefeed.com/2016/06/12/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa-1989384.html

http://italy.s5.webdigital.hu/notizie/crisi-unimpresa-su-tasse-e-debito-italia-supera-europa-e-usa

http://www.tradingroomroma.it/?s=unimpresa
http://www.ilgiornaleditalia.org/news/economia/878167/Tasse-e-debito–Italia-peggio.html

http://www.teleborsa.it/News/2016/06/13/tasse-e-debito-pubblico-l-italia-supera-europa-e-usa-107.html#.V2fKBulf2Uk

http://www.trend-online.com/risparmio/la-leva-3-della-decadenza-130616/

http://www.controinformo.info/controinformo/2016/06/13/tasse-debito-pubblico-litalia/2499
http://www.gruppopdl-berlusconipresidente.it/?p=38080

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